Il Cairo: scontri durissimi, gli Usa: "Transizione subito"

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Museo egizio colpito da molotov. Per tutto il giorno in piazza Tahrir si sono affrontati violentemente oppositori e sostenitori del presidente. El Baradei: "Temo un bagno di sangue". Tafferugli anche nella notte. Militari per ora neutrali. LO SPECIALE

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I sostenitori del presidente egiziano Hosni Mubarak - in sella a cavalli e cammelli e brandendo fruste e bastoni - hanno attaccato al Cairo gli oppositori del governo per cercare di stroncare le loro richieste di porre fine alla trentennale presidenza Mubarak (che ha annunciato che non si ricandiderà, ma che non ha intenzione di ritirarsi). Un portavoce del ministero della Salute ha parlato di oltre 600 feriti, di un soldato rimasto ucciso durante gli scontri e di diverse altre vittime, mentre la Casa Bianca continua a chiedere un immediato cambiamento in Egitto.

Gli Usa: "Transizione subito" - Il segretario di stato americano Hillary Clinton ha chiamato il vicepresidente egiziano Omar Suleiman, confermandogli che, secondo gli Usa, "la transizione deve iniziare subito". Lo rende noto il Dipartimento di Stato. Hillary Clinton ha inoltre chiesto che siano puniti i responsabili degli atti di violenza di oggi al Cairo.

L'esercito si mantiene neutrale
- Secondo alcuni testmimoni l'esercito non avrebbe risposto alla richiesta di intervento da parte dei contestatori di Mubarak, per fermare la violenza. Anche il capo dell'opposizione, Mohamed El Baradei, premio Nobel per la pace, ha chiesto all'esercito di intervenire per fermare le violenze. ". L'ex direttore generale dell'Agenzia Onu per il Nucleare si è detto "estremamente preoccupato" e ha detto di temere un bagno di sangue

L'esercito egiziano si è limitato ad ammonire i manifestanti che sostengono il presidente Hosni Mubarak dal "compiere ulteriori attacchi ai manifestanti dell'opposizione". I militari hanno invitato alla calma i manifestanti attraverso gli altoparlanti e hanno ammonito i sostenitori di Mubarak del fatto che "la nostra punizione sarà esemplare se proseguono le vostre aggressioni". I rappresentanti delle due fazioni si sono lanciati pietre a vicenda durante tutto il pomeriggio a piazza Tahrir, teatro di proteste di massa mai viste, che hanno messo in crisi il potere di Mubarak nell'ultima settimana.

La testimone italiana Riguardo ai sostenitori di Mubarak, secondo un'inviata in Egitto del quotidiano 'Terra', al Cairo circolano cartelli che invitano gli egiziani a manifestare in sostegno del presidente Mubarak per 25 ghinee, circa 3,5 euro. L'inviata ha raccontato a Ecoradio anche della formazione di "squadracce" di miliziani armate dalla polizia e formate da ex detenuti, che hanno il compito di intimidire i manifestanti difesi, invece, in molti casi, dall'Esercito.

Obama: "E' venuto il momento di cambiare" - La Casa Bianca ha condannato oggi le violenze durante le proteste in Egitto e ha detto che è chiaro che gli egiziani hanno bisogno di vedere progressi e cambiamenti immediati. "Il messaggio che il presidente Obama ha mandato chiaro a Hosni Mubarak è che è venuto il momento di cambiare", ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, aggiungendo che se le violenze al Cairo sono istigate dal governo devono immediatamente cessare. Ma la Casa Bianca non vuole interferire in quello che giudica un processo comunque interno alla nazione nord africana.  Il futuro dell'Egitto "è nelle mani del popolo egiziano" ed ogni decisione al riguardo "spetta al popolo egiziano, non agli Stati Uniti" ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs. Obama, in ogni caso, ieri sera si è sentito telefonicamente con il re di Giordania Abdullah per discutere della situazione in Egitto.

Incendio al Museo Egizio - Nel corso degli scontri, un incendio è scoppiato al Museo Egizio per via di alcune molotov e l'esercito è intervenuto per spegnere le fiamme;. Il museo è stato già saccheggiato qualche giorno fa, e il patrimonio artistico del Paese si è trovato  già in diverse occasioni in pericolo nel corso delle proteste (guarda la fotogallery). Le molotov hanno causato un rogo anche nella sede dell'ex ministero degli Esteri egiziano, un edificio di epoca coloniale considerato patrimonio artistico del Cairo.

L'opposizione: "L'Intifada continua" - L'appello dei militari non è stato accolto dai manifestanti che hanno continuato ad affluire in piazza Tahrir, mentre il neoeletto segretario del 'comitato politico dell'opposizione unità, Abu Al Izz Al Hariri ha replicato: "Continueremo l'Intifada popolare fino alla partenza di Mubarak".

E il portavoce del movimento, Mustafa Nagga, ha poi fatto sapere, leggendo il testo di un comunicato preparato dalla coalizione, che "le forze d'opposizione sono pronte a negoziare col vice presidente Omar Suleiman solo dopo che Mubarak si sarà dimesso" (Mubarak ha infati autorizzato Suleiman a dare avvio a colloqui coi gruppi di opposizione).
"Chiediamo al popolo di continuare a protestare a piazza Tahrir e chiediamo a tutti di partecipare al 'Venerdì della Partenza', per marciare da tutti i governatorati in Egitto a piazza Tahrir, all'Assemblea Popolare e alla sede della tv al Cairo", ha continuato.

Dopo che l'esercito ha sollecitato i manifestanti a tornare a casa, in Egitto è stata
ridotta l'estensione del coprifuoco che a partire da oggi inizierà alle 17 (le 16 in Italia) e terminerà alle 7 del mattino, anziché dalle 15 alle 8 del mattino come in precedenza. Anche la rete Internet sembra essere ripartita.

Attività sospesa in Parlamento - Nonostante i numerosi appelli della comunità internazionale, tra i quali quello del presidente americano Obama, l'Egitto rifiuta una transizione immediata del potere. A renderlo noto il portavoce del ministero degli Esteri Hossam Zaki.

Intanto la tv di Stato ha fatto sapere che l'attività del Parlamento è stata sospesa in attesa che i tribunali si pronuncino sui ricorsi sull'esito delle elezioni legislative di novembre contestate dall'opposizione. Il presidente dell'Assemblea del popolo egiziano, Ahmed Fathi Sorour ha annunciato, intervenendo alla televisione di stato che le riforme costituzionali possono essere fatte in meno di due mesi.

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