Tunisia, la Francia era pronta all'invio di lacrimogeni

Un momento delle rivolte in Tunisia
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Parigi stava per inviare aiuti a sostegno del regime di Ben Alì. Lo conferma il primo ministro Fillon. Fa discutere, intanto, la decisione di Vodafone di spegnere Internet in Egitto

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La Francia era pronta a inviare granate lacrimogene a Tunisi per aiutare le forze dell'ordine nella repressione delle proteste contro Ben Ali. Lo ha ammesso lo stesso primo ministro, Francois Fillon, in una lettera inviata al presidente del gruppo socialista all'Assemblea Nazionale, Jean-Marc Ayrault. Dove si precisa anche che questi materiali non sarebbero mai arrivati a destinazione.

Fillon ha dato il suo via libera il 12 gennaio scorso, il giorno dopo che il ministro degli Esteri, Michelle Alliot-Marie, aveva proposto l'aiuto della Francia al regime Ben Ali per gestire le manifestazioni di protesta che aveva già fatto numerose vittime da dicembre. I pacchi di lacrimogeni erano già pronti a partire dall'aeroporto di Roissy il 14 gennaio ma furono bloccati dai doganieri che chiesero al ministero se "tenuto conto del Paese di destinazione, le dichiarazioni del ministro dovevano essere considerate ancora valide". Poche ore dopo il presidente Ben Ali lasciò la Tunisia. E il 18 gennaio il ministro Alliot-Marie sospese ufficialmente l'invio di granade.

Intanto fa anche discutere la disponibilità mostrata da Vodafone a chiudere i propri server egiziani. La multinazionale della comunicazione, infatti, ha deciso di acconsentire alle richieste del governo egiziano e di oscurare la rete nel paese nord africano. Una scelta che il manager del gruppo Vittorio Colao, come riporta il Corriere della Sera, ha cercato di giustificare in una lettera ai dipendenti. "In casi come questi - scrive Colao - si deve controllare che l' ordine venga dalle autorità giuste e pensare alle conseguenze per i dipendenti". Nel caso non avesse acconsentito i dipendenti egiziani del gruppo avrebbero rischiato l'arresto.

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