Egitto: ignorato il coprifuoco, sicurezza al collasso

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Ancora proteste. Migliaia di detenuti evadono. Saccheggi e ronde nelle strade. Gli Usa agli americani: andate via. La Farnesina: piano per gli italiani. Il governo spegne Al Jazeera VIDEO E FOTO

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“Torneremo in strada ogni giorno finché lui, Mubarak, non lascerà e finché non saremo noi a poter scegliere il suo successore”. In Egitto è un’altra giornata di proteste e di scontri: l'esercito continua a entrare nelle città e da poche ore i carri armati hanno fatto il loro ingresso anche a Sharm el Sheikh. La decisione con cui il presidente egiziano ha destituito l’esecutivo non accontenta quasi nessuno. E la rivolta va avanti, come spiega al telefono con Al Jazeera Salma ElTarzi, una manifestante del Cairo. Il suo messaggio delle 8:18 di domenica 30 gennaio, in cui denuncia anche che i dimostranti stanno subendo forti violenze da parte della polizia, è pubblicato sul blog della tv.
La protesta di domenica 30 gennaio, alla quale aderiscono circa 150 mila manifestanti, si concentra nella piazza Tahrir e davanti alla sede della tv di stato. Nella piazza affollata dalla folla che protesta sono in arrivo sedici carri armati dell'Esercito.
Non solo manifestazioni però, ma anche evasioni di massa dalle carceri, sicurezza in pericolo, tv oscurate ed esodo di stranieri dal paese. E intanto il bilancio delle vittime delle proteste di questi giorni sale a 150.

Stranieri in fuga - Di fronte al caos che regna nel Paese gli stranieri corrono ai ripari. L'ambasciata americana al Cairo ha infatti invitato i cittadini statunitensi a lasciare l'Egitto prima possibile. I voli per l'evacuazione dei cittadini americani cominceranno lunedì 31 gennaio. La stessa decisione è stata presa anche dal governo britannico e dalla Turchia.
Gruppi di turisti italiani stanno invece tentando di lasciare Sharm el Sheikh ma hanno difficoltà a partire. Gli aerei della Egypt air sono infatti bloccati a causa della mancanza di connessioni al Cairo con voli internazionali. La Farnesina intanto ha fatto sapere di aver predisposto un piano per i nostri connazionali che si trovano in queste ore in Egitto, precisando che non si tratta però di "un'evacuazione".

Furti ed evasioni dalle prigioni - Il nuovo esecutivo ha dispiegato un numero più consistente di soldati nelle strade, a presidio in particolare del Ministero dell'Interno, attaccato sabato 29 gennaio. Ma dai quartieri del Cairo è scomparsa la polizia e le abitazioni sono in preda agli sciacalli.
Saccheggiatori "al lavoro" anche nei musei. Dopo quello del Cairo è stato infatti assaltato anche il museo del Sinai, che contiene circa 3.000 pezzi, in parte trafugati e in parte danneggiati.
L'anarchia sembra regnare: un'evasione di massa dalla prigione di Wadi Natrun, a nord del Cairo, si è aggiunta a quella avvenuta a Fayum sabato 29 gennaio Tra le migliaia di detenuti fuggiti dal Wadi Natrun, ci sarebbero anche molti estremisti islamici.
Vicino il carcere di Abu Zaabal, teatro sabato di scontri fra detenuti e polizia, sono stati trovati decine di cadaveri. 

Chiusi gli uffici di Al Jazeera -
Il nuovo esecutivo sembra voler adottare il pugno di ferro. Una delle prime azioni è stata infatti la chiusura del canale satellitare al Jazeera. Il ministro dell'Informazione, ha riferito l'agenzia di stampa Mena, "ha sospeso le attività di al Jazeera, annullato le licenze e revocato gli accrediti per l'intero staff" del canale televisivo che sia in Tunisia sia in Egitto ha fornito un'intera copertura delle rivolte. Al Jazeera accusa di "censura" il nuovo governo. "Mette a tacere le voci del popolo egiziano", sottolineano i vertici della tv del Qatar.
Se Al Jazeera è stata oscurata, il canale televisivo di Stato egiziano ha mostrato il presidente, Hosni Mubarak, mentre incontra il vicepresidente, Omar Suleiman, il ministro della Difesa e i vertici militari.

Clinton: “Mubarak non ha fatto abbastanza” – Il presidente egiziano, Hosni Mubarak non ha ancora fatto abbastanza per rispondere alle richieste della sua gente e gli Usa chiedono che, in Egitto, si realizzi "una transizione ordinata": intervenendo alle trasmissioni domenicali dei network tv Usa, il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha reso pubblica la visione della Casa Bianca su quanto sta avvenendo in Egitto. Poi, a proposito della nomina del capo dell'intelligence militare, il generale Omar Suleiman, come primo vice-presidente, la Clinton ha detto che questo è solo l'inizio: "l'inizio nudo di ciò che deve accadere, ovvero un processo che conduca a passi concreti per realizzare le riforme democratiche ed economiche stiamo chiedendo". La Clinton ha sottolineato che gli Usa vogliono "vedere elezioni libere ed eque" e che si aspettano che "questo sarà uno dei risultati di quello che sta accadendo oggi".

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