Tensione in Algeria: manifestanti si danno fuoco

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Con gli occhi puntati verso l'Egitto l'opposizione tenta di raccogliere il testimone delle proteste che ad inizio gennaio hanno attraversato il Paese. Intanto il "coordinamento per il cambiamento e la democrazia" ha confermato che manifesterà a febbraio

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"Volevo morire e voglio ancora morire. Troppe ingiustizie, troppa sofferenza, troppa miseria. Non avevo altra scelta. Non sono pazzo volevo sacrificarmi". Si ripetono pressoché identici sui quotidiani algerini i racconti di chi è sopravvissuto alle fiamme e porta sul suo corpo i segni di quel gesto estremo.

Almeno 16 persone si sono date fuoco in Algeria nelle ultime settimane. Tre sono morte in seguito alle ustioni riportate. Intanto, con gli occhi ormai puntati verso l'Egitto, l'opposizione tenta di raccogliere il testimone delle proteste che ad inizio gennaio hanno attraversato anche l'Algeria, facendo cinque morti e 800 feriti.

Quasi non passa giorno senza che qualcuno segua l'esempio di Mohammed Bouazizi, il giovane ambulante abusivo che il 17 dicembre si è dato fuoco a Sidi Bouzid, in Tunisia, dando il via alla sanguinosa rivoluzione che in un mese è riuscita a rovesciare il presidente Ben Ali.

Domenica 30 Malki Lakhdari si è cosparso di benzina davanti alla sede della banca BDL in cui lavorava, a Staoueli, alle porte di Algeri. L'uomo, ha detto all'Ansa la Lega algerina per i diritti umani (LADDH), "ha cosparso di benzina anche sua figlia, portatrice di handicap, ma è stato bloccato in tempo dai colleghi che hanno dato vita ad uno sciopero in segno di solidarietà".

Lakhdari, 40 anni, lavorava da anni come agente di sicurezza nella banca "ma ha un contratto temporaneo e con il suo gesto ha voluto protestare contro le sue difficili condizioni di vita".

Come lui, spinto da miseria e disperazione, un altro giovane di 26 anni si è appiccato le fiamme a Bordj Bou Arreridj, ed è deceduto poche ore dopo. Era disoccupato e costretto a vivere ancora in famiglia insieme ad altri sei fratelli.

Intanto, nonostante il no ribadito oggi dal ministro dell'interno Daho Ould Kablia a "qualsiasi marcia ad Algeri", il neonato "coordinamento nazionale per il cambiamento e la democrazia" ha confermato che manifesterà il 12 febbraio.

Sindacati autonomi, associazioni, tra cui la Lega dei diritti umani, e partiti d'opposizione, come il Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd), scenderanno in strada per reclamare "la fine di questo regime e la revoca dello Stato d'emergenza". Ieri, "migliaia di persone hanno già manifestato pacificamente a Bejaia", in Cabilia, ha detto il leader dell'Rcd, Said Sadi, annunciando che "il prossimo appuntamento popolare" sarà nella capitale.

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