Egitto nel caos: assalto ai ministeri, la polizia fa fuoco

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Continuano gli scontri in tutte le principali città del Paese: decine di vittime e centinaia di feriti. Mubarak forma il nuovo governo, ma i manifestanti continuano a urlare: “Vattene, vattene”. Obama: “Basta violenze”.VIDEO E FOTO

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(In fondo all'articolo i video sugli scontri, i reportage e le testimonianze)

Dopo gli scontri in piazza ora è assalto ai palazzi del potere. Archiviato il quarto giorno consecutivo di scontri e tensioni, l’Egitto si è risvegliato in una calma apparente. Che purtroppo non è durata molto. Alla fine del coprifuoco, le ore 6 italiane, centinaia di manifestanti si sono riversati per le strade del Cairo scandendo slogan contro il presidente Mubarak. "Vattene, Vattene", ha urlato la folla dopo il discorso del Rais che ha promesso riforme e un nuovo governo per placare le proteste dilagate in tutto il Paese. I manifestanti si sono radunati in piazza Tahrir, l'epicentro di quella che è stata ribattezzata la Rivoluzione del 25 gennaio, presidiata da centinaia di soldati e poliziotti.
Subito dopo è iniziato l’assalto ai palazzi del governo. Oltre che al ministero degli Interni, la folla ha tentato di espugnare anche il Dipartimento di pubblica sicurezza del Cairo. La polizia ha aperto il fuoco contro i manifestanti. Il numero delle vittime è destinato purtroppo ad aumentare.
Intanto, dopo il discorso di Mubarak, il governo egiziano si è dimesso. Ha lasciato il suo posto anche il segretario generale del partito del presidente. Ora si attende dunque la nomina del nuovo esecutivo.

Il discorso di Mubarak - “Ho chiesto al governo di presentare le proprie dimissioni e ora darò l'incarico a un nuovo esecutivo con nuovi obiettivi", ha detto Mubarak in un discorso in tv trasmesso venerdì a notte fonda. "Riconosco che nel Paese c'è bisogno di forme politiche economiche e sociali per raggiungere una migliore democrazia e per contrastare la corruzione” – ha aggiunto Mubarak che comunque si è detto intenzionato a non lasciare il suo ruolo – "Ho seguito gli sviluppi della situazione dal primo giorno degli eventi e sono dispiaciuto per le vittime cadute tra la polizia e i manifestanti".
Mubarak ha però denunciato "un complotto per destabilizzare il paese e impadronirsi della legittimità”. "C'è chi si è infiltrato tra i giovani per commettere atti di sabotaggio e di distruzione - ha aggiunto - io sono per realizzare una maggiore democrazia, per il miglioramento delle condizioni di vita e per una lotta ferma contro la corruzione. Capisco tutto ciò molto bene", ma ha ribadito "i problemi che abbiamo davanti non saranno risolti con la violenza ed il caos, semmai con il dialogo nazionale e azioni serie e oneste".

Tensione, disordini, scontri - Il discorso di Mubarak è arrivato mentre nel centro del Cairo la rivolta era tutt’altro che sedata, con forti detonazioni molto simili a quelle di una guerra, alle quali hanno fatto a lungo da contrappunto slogan lanciati fin dal primo pomeriggio da manifestanti che la tv di Stato aveva definito "fuori legge".  
Nel pomeriggio di venerdì le forze di sicurezza avevano impedito di partecipare alla manifestazione a Mohamed El Baradei, possibile leader delle proteste popolari arrivato al Cairo da Vienna proprio per essere presente agli eventi della giornata. Il premio Nobel ha però annunciato di essere pronto a scendere in piazza con i manifestanti nella giornata di sabato.
La rabbia politica verso gli esponenti del regime espressa dai promotori della protesta "contro la corruzione, le torture, la povertà e la disoccupazione" si è manifestata con molta evidenza anche a Suez con la distruzione di grandi poster stradali che ritraevano Mubarak e suo figlio Gamal (da tempo considerato uno dei suoi possibili successori). Ma ancor di più dall'aggressione e l'incendio alla sede principale del Partito Democratico Nazionale, nel centro del Cairo.

Obama: "Basta violenza" - Sulle rivolte in Egitto è intervenuto anche il presidente americano Barack Obama: "Gli Stati Uniti sostengono il diritto di libera associazione e la libertà di esprimersi in Egitto, come in tutto il mondo: tutti i governi hanno il dovere di governare sulla base del consenso".  E' ora che ci siano riforme politiche, economiche e sociali – ha detto ancora Obama, sottolineando come il popolo egiziano "ha il diritto di decidere il proprio futuro". Il presidente ha ribadito l'esortazione degli Stati Uniti alle autorità egiziane "ad evitare ogni violenza contro chi protesta". Nello stesso tempo ha auspicato una soluzione pacifica della crisi. "Ci aspettano giorni difficili - ha concluso Obama - ma sosteniamo il diritto del popolo egiziano a decidere del suo futuro".

La Farnesina: "Basta violenze" -  Dall'Italia la Farnesina ha lanciato un appello "all'immediata cessazione di ogni tipo di violenza, al rispetto delle libertà civili, di espressione e comunicazione, incluso il diritto allo svolgimento di manifestazioni pacifiche". Il ministero degli Esteri raccomanda inoltre agli italiani presenti nel Paese "di rispettare gli orari di coprifuoco (dalle 18:00 alle 7:00) decretato su tutto il territorio egiziano".

Le autorità spengono il Web -  Sebbene il governo del presidente Hosni Mubarak abbia sempre negato di aver bloccato social network quali Facebook o Twitter e altri siti, sostenendo invece di avere pieno rispetto della libertà di espressione, l'oscuramento della Rete e delle telecomunicazioni, negli ultimi giorni, ha riguardato diverse aree del Paese. E sembra palesemente mirato a evitare il passaparola on-line che nei giorni scorsi aveva permesso ai contestatori di meglio organizzare le proteste. Tuttavia, come rivelano fonti sul posto, nella giornata di sabato 29 gennaio i servizi di telefonia hanno ripreso a funzionare.

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