Egitto, se l'esercito rappresenta la speranza

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I militari schierati solidarizzano con i manifestanti, proteggendo istituzioni e musei. E il Rais, cercando di restare in sella, nomina vicepresidente e primo ministro due alti esponenti delle forze armate come Suleiman e Shafiq, graditi anche all'estero

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Un bambino tocca con curiosità i gommini di un cingolato color sabbia dell'esercito egiziano, mentre il padre lo fotografa accanto al carro armato, fermo assieme ad altri 11 blindati sul Lungonilo, proprio sotto la sede della tv di stato e del ministero dell'Informazione.
Sulla fiancata di un altro carro armato, i manifestanti hanno scritto con lo spray "che cada Mubarak!", e dalla torretta del mezzo appare il volto sorridente ma imbarazzato di un soldato, che suo malgrado posa nelle foto dei passanti festosi.
"Siamo in festa perché stiamo facendo cadere il regime e ci stiamo riuscendo in modo pacifico", assicura all'Ansa Amer, 22 anni, studente universitario, che come gli altri dimostranti dalle 16 sfida il coprifuoco imposto per il secondo giorno consecutivo.

Le migliaia di manifestanti che dalle prime ore del pomeriggio si sono radunate sul Lungonilo nei pressi del ministero dell'Informazione, anche noto come "ministero della Propaganda", ripetono uno degli slogan ormai celebri della protesta ("Libertà, giustizia ed eguaglianza civile!"), ma intonano anche un "vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu!" quando un alto responsabile del ministero si affaccia dall'ultimo piano del polveroso edificio a forma circolare. L'ingresso della sede televisiva di stato è protetto da una dozzina di blindati, circondati però da dimostranti che non esitano a salire sopra i cingolati, invitando i soldati a unirsi ai loro "salta, salta insieme a noi!".

Si diffonde la voce della nomina del generale Omar Suleiman, capo dei servizi di sicurezza, a primo vicepresidente nella storia del trentennale regime targato Hosni Mubarak. Pare una manovra del rais per rimanere in sella: scommettere sul rapporto di fiducia tra la maggior parte della popolazione egiziana e l'Esercito. Suleiman è una celebrità nel mondo dell'intelligence. Arrivato ai vertici all'inizio degli anni '90, deve gran parte della sua notorietà al ruolo di mediazione svolto all'indomani della seconda Intifada. In questo ruolo ha conquistato il rispetto della comunità internazionale, Israele e Usa in testa. Nato nel 1935 a Qena, nel sud dell'Egitto, arriva al Cairo a 19 anni per frequentare l'Accademia militare. Riceve poi un addestramento avanzato in Unione Sovietica. Ha partecipato ai conflitti arabo-israeliani del 1967 e 1973.

Non è un caso che sempre dal mondo militare arrivi anche il nuovo primo ministro, Ahmad Shafiq. Nato al Cairo nel 1941, Shafiq ha fatto la tipica carriera militare: entrato giovanissimo nell'Aeronautica egiziana e divenuto pilota di caccia, ha frequentato l'Accademia e si è laureato in Scienze militari. Da alto ufficiale, Shafiq ha partecipato alla Guerra dello Yom Kippur del 1973. Alla guida del ministero dell'Aviazione civile, Shafiq è stato apprezzato per la modernizzazione degli scali aerei dell'Egitto e per il rilancio della compagnia EgyptAir. Ha preso ora il posto di Ahmed Nazif, premier dal 2004, costretto a lasciare l'incarico dalla rivolta della popolazione egiziana.

La gente in piazza non molla la presa. "Riusciremo a convincere l'esercito a schierarsi con noi" afferma Kerulos, signore di 45 anni, che sorride mentre alle sue spalle si avvicina un corteo con in testa lo striscione: "Il popolo e l'esercito mano nella mano". Sul Lungonilo si allungano le ombre del tramonto e i carri armati sono ancora sotto la sede della tv, circondati da dimostranti in festa, tra chi vende bibite e chi arriva e riparte in Vespa.

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