Da Facebook alle piazze: in Egitto esplode la rivolta

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Migliaia di persone hanno risposto all'invito lanciato sul social network a scendere in strada per protestare contro povertà, corruzione e disoccupazione. Violenti scontri tra manifestanti e poliziotti. Si parla di vittime e feriti. Le immagini in rete

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di Raffaele Mastrolonardo


Dopo la Tunisia l'Egitto? Se lo erano chiesto in molti dopo che nei giorni scorsi era cominciata a circolare la notizia che alcuni gruppi di attivisti egiziani avevano lanciato online un appello alla mobilitazione per il 25 gennaio (che è possibile seguire in "diretta" su Twitter). 

E, a quanto pare, la prima risposta è positiva. Se il risultato finale della vicenda sarà come quello tunisino, è presto per dirlo. Di certo, l'adesione alla chiamata alla piazza dimostra che l'onda di protesta che attraversa il Medio Oriente e si alimenta anche online è giunta fino all'ombra delle piramidi. Fin dalla mattina del 25, giorno di festa nazionale dedicato a celebrare la Polizia, migliaia di persone hanno marciato per le strade del Cairo e delle altre città principali del Paese scandendo slogan contro il  regime di Mubarak. Secondo l'emittente Al Jazira, simili scene non si vedevano nella capitale dagli anni '70. Stessa impressione riportata dal corrispondente del quotidiano inglese The Guardian: “Scene sorprendenti al Cairo con migliaia e migliaia di persone che marciano per le strade in apparente libertà dopo anni in cui ogni manifestazione antigovernativa era subito dispersa dalla polizia”.

La protesta è però degenerata nella violenza. La polizia egiziana ha sparato lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano pietre nel centro del Cairo. Negli scontri gli agenti avrebbero anche fatto uso dei manganelli e degli idranti per disperdere la folla. I disordini hanno causato vittime e feriti (SEGUI GLI AGGIORNAMENTI DI SkyTG24)


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L'appello per “una giornata di rivoluzione contro la tortura, la povertà, la corruzione e la disoccupazione” era partito da Facebook dove il gruppo “We are all Khaled Said” (dal nome di un ventottenne di Alessandria torturato e ucciso dalla polizia) e il movimento “6 aprile” (dalla data di una rivolta costata la vita a tre persone) sono diventati i punti di riferimento per la diffusione delle informazioni. La mattina del 25 oltre 90 mila persone avevano aderito all'evento sul social network.

Sull'onda delle proteste tunisine, i blogger locali avevano poi rilanciato l'appello. “L'intifada del popolo egiziano comincerà il 25 gennaio”, scriveva Egyptian Wish. “Dimostreremo contro la corruzione, non importa quanto ci costerà”. La risposta del popolo è stata superiore alle aspettative.

Gli stessi blogger infatti nutrivano dubbi sull'effettiva possibilità di trasportare la rabbia virtuale nelle strade reali. “Francamente, non so come andranno le cose – scriveva il blogger Zeinab Samir. “Non sono nemmeno sicuro se quelli che invitano alla protesta andranno o meno a protestare loro stessi”. Dubbi acuiti anche dall'assenza dichiarata di parte dell'opposizione: Mohamed El Baradei, ex direttore dell'Agenzia atomica internazionale e avversario di Mubarak, era dato all'estero, mentre l'organizzazione dei Fratelli Musulmani aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato.

Il risultato pratico ha però smentito paure e scetticismo. La folla per le strade è cresciuta nel corso della giornata e in rete hanno cominciato a moltiplicarsi le documentazioni degli eventi da parte di partecipanti armati di telefonini.

Guarda un video della protesta



Intanto su Twitter si moltiplicavano i messaggini corredati dall'hashtag #25Jan, che indica il riferimento alla mobilitazione.  E proprio la pagina del  gruppo “We are all Khaled Said” è diventata uno dei luoghi privilegiati dove seguire l'evoluzione delle dimostrazioni.

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