Ancora scontri nel centro di Tunisi

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La polizia ha usato i gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione nel centro della capitale contro il governo di unità nazionale del premier Ghannouchi e per chiedere l'esclusione dalla vita politica del partito Rcd dell'ex presidente Ben Alì

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Riprende la settimana lavorativa a Tunisi dove continua la protesta contro il governo. Si attendono ancora migliaia di dimostranti in piazza che continuano a chiedere la dissoluzione dell'esecutivo di unità nazionale cui viene contestata la presenza di troppi membri legati al vecchio regime.
Domenica 23 gennaio, una manifestazione ha percorso il centro della capitale e gruppi di dimostranti si sono riuniti lungo avenue Bourghiba, teatro in questi giorni del movimento di piazza. Intanto, nella mattinata di lunedì, si sono registrati scontri tra manifestanti e polizia, con tiri di lacrimogeni, davanti alla sede del governo dove hanno passato la notte centinaia di persone sfidando il coprifuoco. Tra loro molti giunti domenica, anche a piedi, nella capitale da più parti del Paese - da Sidi Bouzid in particolare- in quella che viene definita la 'Carovana della libertà' e che prosegue la sua marcia verso Tunisi.

Intanto alcune scuole sono riaperte, come previsto; erano rimaste chiuse dal 10 gennaio scorso. Le lezioni non sono però riprese perché molti insegnanti hanno aderito allo sciopero indetto dal sindacato (Ugtt).
Sulla ripresa delle attività nel Paese (con domenica si sono conclusi anche i tre giorni di lutto nazionale per le vittime dei disordini) punta molto il governo di unità nazionale che, sebbene contestato, si appella ad un necessario ritorno alla calma per poter procedere nella transizione. A questo proposito segnali di rottura giungono anche con la notizia di arresti eccellenti, tre stretti collaboratori di Ben Ali, tra cui un consigliere politico dell'ex leader e l'ex presidente del Senato. Domenica 23 gennaio è stato arrestato anche il proprietario della prima rete televisiva privata tunisina Hannibal, Larbi Nasra, accusato di "alto tradimento e complotto contro la sicurezza dello Stato".

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