Anoressia, la mamma di Isabelle Caro si è tolta la vita

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Il gesto estremo due mesi dopo la morte della figlia, la modella francese nota per aver prestato il suo corpo malato per una campagna di Oliviero Toscani contro i disturbi alimentari. “Era consumata dal un enorme rimorso” ha detto il marito della donna

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La madre di Isabelle Caro si è tolta la vita. Lo ha annunciato il marito, Christian, in un’intervista a un quotidiano svizzero 20 Minutes. “Mia moglie ha messo fine ai suoi giorni la settimana scorsa consumata da un enorme rimorso. Sostanzialmente si è sentita in colpa per il ricovero della figlia a Bichat. Mia figlia non voleva andare in quell'ospedale ma è stata mandata lì e mia moglie si è sentita responsabile". Ha però voluto sottolineare: "Mia moglie ed Isabelle erano molto vicine...eravamo una famiglia molto unita".

Isabelle Caro, modella francese anoressica diventata famosa anche in Italia per la campagna contro la malattia fatta da Oliviero Toscani, è morta a 28 anni il 17 novembre del 2010. Isabelle soffriva di disturbi alimentari da quando era adolescente e la notizia della sua scomparsa era stata diffusa solo il 29 dicembre dai giornali svizzeri e francesi. Pesava 31 chili per un'altezza di un metro e sessantaquattro centimetri e nei suoi ultimi quindici giorni era stata ricoverata in ospedale a Tokyo per una pneumopatia, secondo quanto ha riportato il suo amico Vincent Bigler. Già nel 2005, quando pesava solo 25 chili, la giovane era entrata in coma. Quando si era ripresa aveva allora fatto della lotta all'anoressia la propria battaglia personale affermando che bisognava "smetterla di sacralizzare la magrezza".

"Le foto delle modelle – ripeteva Isabelle - sono ritoccate quindi si tratta di una menzogna che entra dentro la testa delle donne". Nel 2007 era stata scelta da Toscani per una campagna contro l'anoressia in Italia, foto in cui la modella era svestita e che avevano fatto discutere per la loro crudezza al punto che il giurì ne aveva vietato la diffusione. La sua storia è raccontata nella sua autobiografia “La ragazza che non voleva crescere”.

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