Tunisi, continuano le proteste. Liberati tutti i prigionieri

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Centinaia di manifestanti chiedono l'allontanamento dei ministri del vecchio regime tunisino, dopo la fuga dell'ex presidente Ben Alì: "Vogliamo liberarci di questo esecutivo che ci ha zittiti per 30 anni". VIDEO

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Il nuovo governo di unità nazionale fatica a partire in Tunisia, dopo una giornata di mediazioni fallite per far rientrare i quattro ministri dimissionari, ma segnali forti oggi sono stati lanciati. Il presidente ad interim Foued Mebazaa si è impegnato, in un solenne discorso in tv, a compiere una "rottura totale con il passato" e ha annunciato l'arresto degli "uomini dietro le violenze dei giorni scorsi".

E tutti i prigionieri politici sono stati liberati, è stato annunciato, compresi gli attivisti dell'Ennahda, il movimento integralista islamico guidato da Rached Gannouchi. Anche se quest'ultimo, da anni a Londra dopo una condanna all'ergastolo, dovrà attendere un'amnistia varata dal Parlamento per rientrare nel Paese. In serata la tv ha poi reso noto che 33 membri del clan di Ben Ali sono stati arrestati per "crimini contro la Tunisia" e ha mostrato oro e gioielli sequestrati.

Dopo il tracollo politico e la fuga, per Ben Ali e la sua famiglia arrivano i guai giudiziari ed economici. Un'inchiesta è stata aperta per acquisizione illegale di beni, investimenti finanziari illeciti all'estero ed esportazione illegale di valuta. Un'accusa che riguarderebbe soprattutto i parenti della moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi.

Non solo, la Svizzera ha deciso di bloccare eventuali fondi illegali del deposto presidente, mentre il ministro degli esteri italiano Franco Frattini giudica opportuna un'iniziativa europea per congelare i beni all'estero.

La Banca Centrale della Tunisia, si è appreso oggi, aveva bloccato nei giorni scorsi le carte bancarie internazionali dei tunisini, per impedire illegali trasferimenti all'estero di denaro da parte del clan di Ben Ali. Ma, anche se oggi in Tunisia non ci sono stati scontri e violenze (quelle che, ha fatto sapere l'Onu, in poco più di un mese hanno causato piu' di 100 morti), guai seri per l'economia del Paese sono arrivati stamani. Vale a dire, il rating abbassato da Moody's, da Baa2 da Baa3, sui titoli di stato e il passaggio dell'outlook da stabile a negativo.

Moody's, preoccupata per la stabilità della Tunisia, ha anche declassato le valutazioni della Banca Centrale, mentre stasera si è appreso che la Borsa di Tunisi ha sospeso le transazioni. E' anche per questo che alcuni ministri dell'opposizione del traballante governo stanno cercando di resistere alla pressione della piazza che spinge per far cadere un esecutivo troppo marchiato dal simbolo dell'odiato partito del vecchio potere. C'è una crisi economica da fronteggiare, spiegano al Partito democratico progressista (Pdp), e l'instabilita' allontana anche il turismo. Ma soprattutto, fanno capire, se questo governo cade c'è il rischio che il vuoto sia occupato dall'esercito, e sia così subito abortito il nuovo percorso democratico avviato.

Tuttavia giovedì 20, nella prima riunione del nuovo governo, è probabile che il Pdp alzi la posta in gioco. "Forse avevamo sopravvalutato la forza effettiva dell'Rcd (il partito di Ben Ali)- spiega 'off the records' un dirigente del partito di Nejib Chebbi - accettando un compromesso troppo al ribasso". Un compromesso da cui hanno invece preso le distanze i tre rappresentanti del sindacato Ugtt e quello dei un altro partito di opposizione, benché i tentativi del premier Mohammad Ghannouchi di far loro cambiare idea siano durati per tutta la giornata.

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