Tunisia, roghi e detenuti in fuga. Decine di morti

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La fuga del presidente Ben Ali ha gettato ancor più nel caos il Paese, con evasioni di massa dalle carceri e il terrore dei saccheggi e delle devastazioni. Intanto, il capo del Parlamento ha assunto i pieni poteri. Entro 60 giorni nuove elezioni

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E' stata la giornata della grande fuga dalle carceri in Tunisia, ma anche quella in cui decine di detenuti sono stati uccisi dalle fiamme a Monastir e dagli spari della polizia a Madhia. Un grande segno di caos per un Paese che, nonostante la situazione politica sia stata riportata nei binari costituzionali, non vede la fine della profonda crisi innescata dalla fine del regime di Ben Ali.

Evasioni a migliaia ma anche detenuti in fuga uccisi si contano un po' in tutto il Paese, da Monastir a Madhia, da Sfax a Kairouan, da Kasserine a Biserta fino a Kram, Cartagine e lo stesso centro di Tunisi. Da orrore le cronache che giungono da Monastir: anche a causa dell'incendio appiccato ai materassi di un dormitorio, dopo un assalto con trattori per sfondare i muri di recinzione, sarebbero morti decine di detenuti, una sessantina secondo alcune fonti. Nell'ospedale sono giunti i corpi devastati dalle fiamme, mentre grazie all'assalto compiuto nella notte tra venerdì 14 e sabato 15 gennaio, molti sono fuggiti. Un vero inferno, per questo centro sulla costa orientale: vi è stato anche un tentato assalto all'ospedale, difeso però da una barriera umana di quasi 2.000 cittadini.

E' questa l'altra faccia delle violenze che continuano da giorni nel Paese: anche su invito del premier Mohammad Ghannouci, la gente ha cominciato ad organizzarsi da sola per difendersi dalla bande di vandali e saccheggiatori che ormai attaccano non soltanto i centri commerciali o altri odiati simboli del potere economico della famiglia di Ben Ali, dalle concessionarie di auto alle innumerevoli ville sparse nei luoghi più' belli della costa. Ma un altro dato emerso ora con chiarezza è che a spingere per il caos sono stati anche uomini della vecchia guardia di Ben Ali, che hanno scientemente organizzato e incitato alle violenze e ai saccheggi, anche pagandoli, bande di giovani. Per aver dato ordini in tal senso è stato infatti arrestato il consigliere per la sicurezza del presidente fuggito a Gedda, Ali Seriati. Ma uomini fedeli al vecchio regime, anche fra gli agenti di custodia, hanno favorito o organizzato le evasioni, mettendo in libertà i prigionieri e nuovi potenziali criminali. Le celle del carcere di Madhia, località turistica sulla costa, sarebbero state aperte proprie dal personale, e nella fuga cinque detenuti sono stati uccisi.

Un altro segnale, questo, di come si sia aperto un nuovo fronte interno al Paese: non più quello che in questi giorni ha diviso i sostenitori e gli oppositori del vecchio regime, ma quello tra i fedeli di Ben Ali ed i fedeli alle istituzioni nelle stesse file delle forze dell'ordine, dopo che una chiara linea di demarcazione si era già evidenziata quando l'esercito non aveva voluto sparare sui manifestanti, e il capo di stato maggiore, Rashid Ammar, era stato silurato proprio per questo. Ora è stato reinsediato, ma l'esercito conterebbe solo poche decine di migliaia di soldati - secondo fonti dell'opposizione - contro i circa 200 mila agenti di polizia, cui si aggiungono quelli della guardia presidenziale.

Dopo 23 anni di regime la Tunisia è così un Paese da rifondare, ed il rattoppo tentato con il conferimento dell'interim al primo ministro Mohammed Ghannouchi non è durato che poche ore. Le proteste dell'opposizione e delle piazze, con manifestazioni in tutto il Paese grazie anche al passaparola su internet finalmente liberato, hanno spinto il governo a bandire ogni carattere di "temporaneità" all'assenza del presidente, decretando la vacanza definitiva della carica sulla base dell'art. 57 della Costituzione. Il presidente del Parlamento Foued Mebazaa ha assunto temporaneamente i poteri presidenziali e il Consiglio costituzionale ha annunciato nuove elezioni presidenziali entro 60 giorni.

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