Tunisia, il tam tam della rivolta dilaga sul web

Il logo della protesta in rete
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Le autorità tunisine avrebbero cercato di chiudere account e gruppi su Facebook che inneggiano alla rivolta. In aiuto dei manifestanti gli hacker di Anonymous, che avevano già sostenuto Wikileaks. La Ue chiede il rilascio di blogger e manifestanti

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di David Saltuari

Ancora tensioni e scontri tra manifestani e forze dell'ordine in Tunisia dove la polizia ha sparato sulla folla uccidendo decine di manifestanti. Intanto l'Unione europea ha rivolto un  appello alle autorità tunisine affinché vengano "immediatamente rilasciati autori di blog, giornalisti e le  persone che hanno manifestato in maniera pacifica" attualmente  detenuti.  Gli oppositori infatti usano internet e i social network per rilanciare le proprie parole d'ordine e organizzarsi. E così, mentre su YouTube vengono postati video di solidarietà alla rivolta tunisina (alcuni anche molto crudi), su Facebook sono nati diversi gruppi dove, in inglese, francese e arabo si mantiene viva la protesta e ci si organizza per i prossimi giorni.

Ma se i manifestanti si spostano su Internet per continuare la rivolta le forze dell'ordine non stanno certo a guardare. Secondo Reporters Sans Frontier, diversi blogger e attivisti in rete sarebbero stati arrestati nei giorni scorsi, mentre sul web circola l'allerta sul presunto tentativo del governo tunisino di hackerare account su Facebook, Google e Yahoo. E tentativi in questo senso sono stati testimoniati anche da A Tunisian Girl, una blogger che scrive dal paese mahgrebbino. A dare sostegno ai dissidenti tunisini è intervenuto però un gruppo di hacker conosciuti come Anonymous (gli stessi che nelle scorse settimane si erano attivati a sostegno di Julian Assange), che ha messo in piedi Operation: Tunisia, un sistema che dovrebbe permettere ai navigatori del paese maghrebino di poter scrivere in modo anonimo in rete. Il simbolo usato, e ripubblicato con il logo della bandiera tunisina in giro per la rete, è il manifesto del film V for Vendetta.

Nonostante gli arresti e il controllo del governo su Facebook l'attività politica online prosegue. Tra i gruppi aperti il più numeroso si chiama Free Tunisia, Libre Tunisie e ha già raccolto migliaia di aderenti. Dopo aver lanciato l'idea di cambiare l'immagine del proprio profilo con una bandiera tunisina insanguinata, il gruppo viene usato soprattutto per ripubblicare i racconti degli scontri raccontati dai media stranieri, soprattutto dal mondo francofono.

Popolarissimo su YouTube è anche il video Rais Le Bled, la canzone del rapper El General diventata l'inno dei manifestanti. Lui è un ragazzo di 22 anni che si chiama Hamada Ben Amor che già negli scorsi mesi si era fatto conoscere con la canzone Tounes Bladna (la Tunisia è il nostro paese). Nelle scorse settimane aveva pubblicato sul web la sua nuova canzone, Rais Le Bled appunto, un messaggio diretto al presidente tunisino. Una canzone in cui chiede al governo di far rispettare i diritti scritti nella costituzione del paese (qui il testo completo in italiano) e che gli è costato l'arresto lo scorso 7 gennaio. Ma la mossa delle autorità tunisine ha soltanto fatto esplodere con ancora più forza la popolarità del cantante, il cui video ora viene visualizzato su centinaia di profili Facebook e la cui canzone viene ripostata di continuo su YouTube.

E come era già successo con la rivolta verde in Iran, il principale canale di diffusione delle notizie è Twitter. Le due hashtag da seguire sono #OpTunisia e #SidiBouzid.

La canzone Rais Le Bled di EL General:



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