Caso Miotto, è polemica tra ministro ed esercito

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa a Herat
1' di lettura

Dopo che La Russa si è detto arrabbiato con i militari, il capo di Stato maggiore della Difesa risponde: "Amareggiato per le accuse, non abbiamo cambiato versione". Poi il ministro smorza i toni: "Arrabbiato con me stesso, non con i militari"

Guarda anche:
Le foto dell'alpino ucciso
Afghanistan: L' ALBUM FOTOGRAFICO
Afghanistan: IMMAGINI DAL FRONTE

(in fondo all'articolo tutti i video sulla morte del militare italiano)

E' polemica tra Ignazio La Russa e i vertici dell'Esercito sulla ricostruzione dell'incidente che ha portato alla morte dell'alpino Matteo Miotto. Parlando a Herat, il ministro della difesa si era detto arrabbiato con i militari italiani per essere stato avvertito tardi sui particolari dello scontro a fuoco in cui il soldato di Thiene aveva perso la vita. Una strigliata che non viene accettata dal generale Vincenzo Camporini, capo di Stato maggiore della Difesa che, in un'intervista al Corriere della Sera si difende e risponde:  "Non abbiamo cambiato versione: l'alpino Matteo Miotto è stato colpito dal proiettile di un cecchino".

Camporini sottolinea: "Abbiamo raccontato sempre la stessa successione degli eventi", dunque mai fornite "versioni diverse e contraddittorie dell'accaduto". Ricostruendo l'episodio che ha portato alla morte del caporal maggiore Miotto, il 31 dicembre scorso nella valle del Gulistan, il generale  spiega che "un gruppetto di aggressori ha cominciato a sparare da lontano con i fucili" contro la base italiana, "uno scambio di colpi come ne avvengono di frequente". "Non so dire quanti fossero - prosegue -, ma pochi individui che non avrebbero causato nessun danno. Purtroppo uno di loro appostato in un angolo nascosto ha esploso un colpo che ha centrato l'alpino Miotto, il quale si trovava in quel momento in una posizione elevata, in cima a una torretta. Un proiettile solo, un tiratore isolato, che non sappiamo se per la sua abilità o per pura fortuna, ha preso in pieno il nostro caporal maggiore. Tecnicamente, questa si chiama opera di un cecchino". "Non abbiamo nascosto nulla - aggiunge -. E io sono molto amareggiato per il fatto che ogni volta si cerca di far credere che la Difesa vuole subdolamente occultare chissà quali avvenimenti". "E' dai tempi di Ustica - conclude - che la Difesa viene accusata ingiustamente di comportamenti oscuri. Ne sono offeso e per questo sono felice che il mio incarico sia giunto al termine. Fra meno di due settimane vado in pensione".

In una conferenza stampa alla sede dell'Aeronautica militare di Milano però il ministro della Difesa ha disteso i toni: "E' la prima volta che c'è un ritardo e sarà anche l'ultima" ha detto riconfermando anche la piena fiducia ai vertici militari e sottolineando che, nel dare la notizia della morte dell'alpino Matteo Miotto, ucciso in Afghanistan il 31 dicembre scorso, "nessuno ha mentito al ministro".

La Russa ha anche chiarito di non essersi arrabbiato con i vertici militari perchè inizialmente era stato informato solo del fatto che Miotto era stato ucciso dai colpi di un cecchino, e non che questo era avvenuto durante un conflitto a fuoco durato circa mezz'ora. "Mi sono un po' arrabbiato con me stesso - ha sottolineato - perchè non ho potuto dare immediatamente alla famiglia e all'opinione pubblica italiana tutte le informazioni".

Leggi tutto