Battisti resterà in carcere almeno fino a febbraio

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Il presidente del tribunale supremo brasiliano respinge la richiesta di libertà immediata per l'ex terrorista dopo il no all'estradizione decisa da Lula. Il suo dossier non verrà riesaminato prima di venti giorni

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Cesare Battisti rimane in prigione e del suo futuro si parlerà a febbraio, dopo la riapertura dei tribunali brasiliani. E' quanto ha deciso il presidente del Supremo Tribunal Federal, Cezar Peluso, bloccando così "l'immediato rilascio" chiesto dai legali dell'ex terrorista rosso, i quali hanno definito "una specie di golpe" tale misura. Sulla scia del 'no' all'estradizione annunciato il 31 dicembre dall'ex presidente Lula, nelle ultime ore da Brasilia è giunta un'altra rilevante novità sul caso: un parlamentare brasiliano ha infatti chiesto all'Alta Corte di "sospendere e annullare" tale decisione con un'iniziativa (una 'acao popular') accolta da Peluso.

Come già anticipato, lo stesso Peluso ha d'altra parte messo il caso nelle mani di Gilmar Mendes, uno dei magistrati dell'Stf che è il "relatore" della vicenda in seno alla Corte. Le argomentazioni indicate dal presidente dell'Stf per tali decisioni vanno contro quanto sottolineato dai legali di Battisti e sono invece in sintonia con le posizioni italiane. Peluso respinge per esempio "il carattere eccezionale" relativo al rilascio di Battisti, tema sul quale continua ad avere competenza il plenario, e non la presidenza, della Corte.

Nell'affrontare il 'no' all'estradizione da parte di Lula, e in merito a uno degli aspetti chiave dell'intera vicenda, il presidente constata che "non c'è alcun fatto specifico o nuovo" sull'eventuale persecuzione o discriminazione che Battisti possa subire nel caso di dover andare in Italia. Poco dopo la decisione di Peluso è arrivata la reazione del legale di Battisti, Luis Roberto Barroso. La misura decisa "dall'eminente presidente" Peluso "viola" quanto deciso da Lula, "dall'Stf e il principio della separazione dei poteri in uno Stato democratico di diritto", afferma in una nota Barroso, che non esita a definire tale decisione "una specie di colpo di Stato". Nel rilevare che Peluso "non puà trasformare una decisione personale nella posizione dell'Stf", Barroso sottolinea che le dichiarazIoni e notizie pubblicate in questi giorni in Italia "confermano quanto sia giusto" il 'no' all'estradizione voluto da Lula.

Nel ricordare che sia Peluso sia Mendes un anno fa si pronunciarono per l'estradizione di Battisti, i media locali rilevano che il caso Battisti, come già capitato altre volte nella vicenda, ha innescato uno scontro fra potere giudiziario ed esecutivo. Agli atti nella Corte c'è d'altra parte la richiesta presentata da Fernando Destito Francischini, deputato dello stato del Parana' del socialdemocratico Psdb, principale partito dell'opposizione, che ha chiesto di "sospendere e annullare"  l'atto di Lula. Secondo Francischini, con il 'no' all'estradizione il governo brasiliano starebbe provocando "una grave crisi diplomatica con il governo dell'Italia".

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