Caso Battisti, Frattini scrive a Dilma Rousseff

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Messaggio del ministro degli Esteri alla neo presidente del Brasile, insediatasi il 1 gennaio, in cui si chiede di rivedere la decisione del suo predecessore Lula, che ha negato l’estradizione dell’ex terrorista rosso

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Un no secco, senza neppure la prevista comunicazione 'riservata' alle autorità italiane. Cesare Battisti non sarà estradato e il presidente brasiliano Lula - che il 1 gennaio ha lasciato il testimone a Dilma Rousseff, sulla quale ora Roma punta - consegna la sua decisione a una nota letta alla stampa dal ministro degli Esteri Celso Amorim nel palazzo del Planalto. La vicenda è "tutt'altro che chiusa" e l'Italia "farà valere i propri diritti in tutte le sedi": è durissima la reazione del premier Silvio Berlusconi ed esplicita la "delusione, amarezza e contrarietà" del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre la Farnesina decide di richiamare a Roma per consultazioni l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Gherardo la Francesca, impostando immediatamente il contropiede diplomatico.

L'ambasciatore, prima di lasciare il Paese, ha infatti consegnato un messaggio del ministro degli Esteri Franco Frattini alla neo presidente Dilma Rousseff nel quale si sottolinea la"ferma determinazione" del governo italiano ad "esperire tutte le possibili vie legali per ottenere l'estradizione in Italia di Battisti" e auspica che "il nuovo presidente possa rivedere la decisione del suo predecessore".

Anche Napolitano, al quale la decisione "appare incomprensibile", afferma di "confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorità italiane". La battaglia giuridica è quindi ancora aperta. E anche se, sottolinea il ministro della Difesa Ignazio La Russa, "la fiducia che avevamo nei confronti del governo brasiliano" viene "completamente meno", il dopo Lula cambia, almeno in parte, le carte in tavola.

Era stata la stessa Rousseff, nei mesi scorsi, a fare aperture sull'estradizione dell'ex terrorista dei proletari armati per il comunismo che, ora, il titolare della Farnesina mette in campo. "Non dimentichiamo le parole di Dilma Rousseff" ricorda Frattini, che disse: "Se sarò eletta rimanderò Cesare Battisti in Italia". E' dunque sull'era Rousseff che il governo italiano punta per riaprire la partita, partendo dal ricorso alla Corte suprema. Ma, mettendo sul piatto, anche, un possibile e sostanzioso contraccolpo economico: la mancata ratifica di una serie di accordi bilaterali, prevista inizialmente tra gennaio e febbraio. Sfumerebbero commesse e appalti per almeno dieci miliardi di euro che peserebbero, è vero, sulle imprese italiane, ma sarebbero anche un problema per Brasilia e per il suo miracolo economico bisognoso di investimenti e di trasferimenti di tecnologie avanzate. Di tempo, ce ne è ancora un po'. Battisti non potrà essere scarcerato prima della formalizzazione dell'atto da parte dell'Alta Corte che, però, è chiusa fino a febbraio per la pausa estiva. Solo allora, l'ex terrorista forse sarà libero e forse avrà un passaporto. Non avrà lo status di rifugiato politico, ma verrà considerato un 'normale' immigrato.

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