Cesare Battisti, il Brasile dice no all'estradizione

L'ex appartenente ai Pac Cesare Battisti
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Il ministro degli Esteri del paese sudamericano ufficializza la decisione di Lula. Il terrorista dei Pac non verrà consegnato all'Italia. La Farnesina richiama l'ambasciatore. Napolitano: "Amarezza e contrarietà". Torreggiani: "Ora il pugno di ferro"

Nell'ultimo giorno del suo mandato il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva ha preso la sua decisione sul caso di Cesare Battisti. L'ex terrorista dei Pac non verrà estradato in Italia. Il governo brasiliano ha fatto sapere inoltre di considerare "impertinente in particolare nel riferimento personale a Lula" la nota diffusa il 30 dicembre da Palazzo Chigi circa il caso Battisti. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, leggendo una nota ufficiale del governo brasiliano.

Celso Amorim, ha detto poi di non ritenere che il presidente Lula si metterà in contatto con le autorità italiane e a chi gli chiedeva se le decisioni di Brasilia su Battisti potrebbero pregiudicare i rapporti con l'Italia Amorim ha risposto "non credo".
Secondo la nota del governo brasiliano, riportata dal quotidiano Globo online, la decisione di Lula non rappresenta un affronto verso un altro Paese "nel momento in cui si creano situazioni particolari che possono generare rischi per la persona, nonostante il carattere democratico dei due Stati". Nella nota il governo brasiliano esprime quindi il suo "stupore" per la reazione italiana.

Nel 2009 la Corte Suprema del Brasile aveva deciso che Battisti doveva essere estradato per le condanne per omicidi commessi in Italia negli anni '70, ma la decisione finale spetta al presidente. Battisti ha sempre negato di aver commesso gli omicidi e sostiene di essere un perseguitato politico. Lula gli ha garantito lo status di rifugiato nel gennaio 2009, decisione che ha alimentato tensioni con l'Italia.
Ora, secondo un portavoce del governo citato dalla stampa brasiliana, Cesare Battisti sarà scarcerato in febbraio per poi restare in Brasile come migrante, non come rifugiato o come esiliato politico e al Supremo Tribunale Federale non spetta più prendere decisioni sul caso ma solo emettere il documento di scarcerazione.

Cesare Battisti ha saputo dalla televisione nella sua cella del carcere della Papuda a Brasilia della decisione del presidente Lula e ha accolto "con tranquillità" la notizia, secondo quanto riferito dal dottor Pedro Cardoso del centro di internamento e rieducazione del penitenziario brasiliano in cui l'ex terrorista è detenuto dal 2007.

La delusione di Napolitano
- Profonda delusione, amarezza e contrarietà" i sentimenti espressi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a proposito della decisione del Brasile, definita dal capo dello Stato "incomprensibile". "Non mi resta che confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorità italiane - aggiunge Napolitano - e rivolgere un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".

L'Italia richiama l'ambasciatore
- La Farnesina ha deciso di richiamare a Roma l'ambasciatore d'Italia in Brasile, Gherardo La Francesca, per consultazioni. Nel comunicarlo il ministro Frattini esprime "il più vivo sconcerto e la profonda delusione per una decisione insolita rispetto alla stessa prassi istituzionale brasiliana, che contraddice i principi fondamentali del diritto e offende i familiari e la memoria delle vittime dei gravissimi atti di violenza commessi da Cesare Battisti". Lo sottolinea una nota spiegando che "tanto più incomprensibili ed inaccettabili agli occhi del governo italiano e di tutti gli italiani appaiono le modalità dell'annuncio e il riferimento, nelle motivazioni della decisione, al presunto aggravamento della situazione personale di Battisti".

L'indignazione del governo italiano -"Esprimo profonda amarezza e rammarico per la decisione del Presidente Lula di negare l'estradizione del pluriomicida Cesare Battisti nonostante le insistenti richieste e sollecitazioni a ogni livello da parte italiana. Si tratta - afferma il presidente del Consiglio in una nota diffusa da Palazzo Chigi - di una scelta contraria al più elementare senso di giustizia". "Esprimo ai familiari delle vittime tutta la mia solidarietà, la mia vicinanza e l'impegno a proseguire la battaglia perché Battisti venga consegnato alla giustizia italiana. Considero la vicenda tutt'altro che chiusa: l'Italia non si arrende e farà valere i propri diritti in tutte le sedi", conclude Berlusconi.

Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che "la peggiore previsione si è realizzata", ma l'Italia "non lascerà nulla di intentato" affinche' il Brasile "receda da questa decisione ingiusta e gravemente offensiva", mentre il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri  sostiene che "la vergogna ricopre l'intero Brasile. Guerriglieri al vertice vogliono i terroristi impuniti. Non rimarremo in silenzio. Lula protegge un assassino. Ne condivide cosi' le responsabilita'. Chi difende la legalità difenderà le proprie ragioni. Il Brasile rinuncia al diritto e si rivela Paese sul quale vanno rivisti i giudizi".

Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano, la decisione del Brasile incrina "la credibilità e l'efficacia delle leggi e dei trattati internazionali. "Non si comprende per quale ragione il presidente Lula eccepisca (che) ci potrebbe essere un aggravamento della condizione personale dell'estradando - dice Alfano - che, nel caso in esame, è
stato regolarmente condannato dalla giustizia italiana perché colpevole di efferati omicidi".

"Le tante vittime di Cesare Battisti oggi muoiono per la seconda volta" afferma inoltre Roberto Calderoli. "Il governo italiano ora dovrà immediatamente fare ricorso nelle sedi giudiziarie competenti, ma il Brasile e la sua condotta, nel frattempo, andranno pesantemente sanzionati". "E' inverosimile  - continua - attaccare Stati ritenuti rei di sostenere il terrorismo internazionale e trattare invece come Paesi amici degli Stati che invece ospitano in maniera spudorata terroristi nostrani o altri che ora si accingono addirittura a liberarli. Silvio Berlusconi, come capo del Governo, e Giorgio Napolitano, come capo dello Stato, mettano in essere qualunque iniziativa, e sottolineo qualunque, per porre rimedio a questa vergogna. Battisti è un assassino, un criminale efferato, che dovrebbe stare in galera, a scontare i suoi ergastoli in una cella di cui bisognerebbe gettare via la chiave".

L'opposizione: "Una brutta pagina" - Netta condanna della decisione del Brasile anche dall'opposizione. Secondo il leader dell'Idv Antonio Di Pietro "è mortificante come il Brasile consideri diritto d'asilo la pretesa di impunità di un assassino". "Ci auguriamo - continua - che questa storia non finisca qui. E' una brutta pagina che non avremmo voluto leggere. Siamo disponibili ad un confronto con le altre forze politiche affinché l'Italia abbia un'unica voce contro il terrorismo".

"Una decisione sbagliata, che offende la coscienza degli italiani e i principi di legalità e
giustizia. Il governo italiano avrebbe dovuto agire con più determinazione e meno tatticismi. Resta una profonda amarezza" è anche il commento della presidente del Pd Rosy Bindi.

I famigliari delle vittime -  Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso dai Pac (Proletari armati per il comunismo) accoglie con sentimenti "di rabbia e sconforto" la notizia nella mancata concessione dell'estradizione dal Brasile di Cesare Battisti, condannato anche per essere stato l'ideatore dell'omicidio di suo padre. "Ora lasciamo il fioretto e impugnamo la spada, perché se il rispetto delle regole porta a questo, d'ora in poi useremo il pugno di ferro". "Quei politici, quei giudici andrebbero presi e portati su un aereo per venire in Italia e capire le sciocchezze che hanno detto", ha spiegato Torregiani (guarda l'intervista in alto).

"Con questa decisione il presidente Lula si dimostra complice di Cesare Battisti, complice di un assassino!". Reagisce così alla decisione del Brasile di non estradare l'ex terrorista il veneziano Adriano Sabbadin, figlio cinquantenne di Lino, il macellaio ucciso da un commando dei Pac il 16 febbraio 1979. "Per noi parenti delle vittime - dice Sabbadin - è una presa in giro, anche se questa scelta era nell'aria". "Ho sempre detto - ricorda - che non voglio Battisti dietro le sbarre. Io e i miei familiari ci saremmo accontentati che si dimostrasse pentito. Così non è mai stato. E Lula, a questo, è suo complice".

L'Italia farà ricorso - Ma l'Italia non resterà a guardare. "La repubblica italiana, con il dovuto rispetto alle istituzioni brasiliane, farà ricorso al Supremo Tribunale Federale contro la pratica di un atto evidentemente illegale ed abusivo", ha fatto sapere l'avvocato brasiliano del governo italiano, Nabor Bulhoes, all'Agencia Brasil. L'avvocato ha spiegato che "nel contesto in cui il Supremo Tribunale Federale ha respinto il rifugio e ha concesso l'estradizione, lo stesso ha competenza costituzionale, che è privatamente sua, mentre restava solo al presidente Lula di rispettare il trattato di estradizione bilaterale". Secondo Bulhoes il trattato deve essere rispettato perchè "internamente al Brasile è una legge federale speciale, e internazionalmente è fonte di diritto internazionale". 

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