Russia, Khodorkovsky resta in carcere

L'ex magnate russo Mikhail Khodorkovsky
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L'ex magnate del colosso petrolifero Yukos condannato a 14 anni. Il giudice: "Bisogna isolarlo dalla società". Critiche dal governo tedesco: "Un passo indietro sulla strada delle riforme". La carriera dell'imprenditore antagonista di Putin

L'ex magnate russo, Mikhail Khodorkovsky, è stato condannato a 14 anni di carcere, in cui sono già compresi gli 8 anni già scontati dopo la prima condanna. Secondo il giudice Viktor Danilkin i crimini di Khodorkovsky richiedono "l'isolamento dalla società" e non ci sarebbero ragioni per sospendere la sentenza contro l'ex magnate di Yukos. Khodorkovsky e il suo socio Platon Lebedev sono stati giudicati colpevoli di furto di ingenti quantità di petrolio e di riciclaggio di 23,5 miliardi di dollari.  La difesa del magnate russso parla di sentenza illegale, frutto delle pressioni di Vladimir Putin. "Questa non è una sentenza, è un caso di illegalità", ha affermato l'avvocato Yury Shmidt.

Preoccupazioni per la sentenza sono arrivate anche da Berlino. Il governo tedesco ha fatto sapere in una nota di essere "molto preoccupato dal verdetto. Il processo e la sentenza sollevano seri interrogativi sul rispetto dello stato di diritto e segnano un passo indietro lungo il percorso di modernizzazione della Russia intrapreso dal presidente Dmitry Medvedev".

Chi è Khodorkovsky
- Comunista, capitalista russo di origine ebraica, uomo più ricco dell'Unione Sovietica e 16esimo più ricco del mondo nel 2004: Mikhail Khodorkovsky, condannato a 14 anni di carcere dal tribunale russo perché colpevole di frode e riciclaggio di denaro, è l'uomo più odiato dal Cremlino. Il premier russo, Vladimir Putin lo ha paragonato ad Al Capone e al truffatore più famoso d'America Bernard Madoff. Per gli Usa e la comunità internazionale l'ex patron del colosso petrolifero Yukos, è invece vittima di un sistema giudiziario arbitrario e di un regolamento dei conti del sistema politico russo.

I primi screzi col Cremlino
- Nato da una famiglia modesta di ingegneri moscoviti, Khodorkovsky ha studiato chimica ed economia. Dopo una breve partecipazione al partito dei giovani comunisti Komsomol, a 26 anni fondò la banca Menatep che gli consentì di acquistare la maggioranza di Yukos. E proprio al colosso petrolifero è legata tutta la vicenda di Khodorkovsky e la sua parabola discendente. Il processo iniziò il 2 luglio 2003, quando in una stanza d'ospedale viene platealmente arrestato Platon Lebedev, il vice di Khodorkovsky. Un chiaro segnale che il Cremlino mandò a quello che è considerato l'uomo più ricco di Russia, un tacito invito a lasciare il paese. Troppo indipendente, troppo potente finanziariamente infatti Khodorkosky si era attirato sin da subito l'antipatia di Putin che vedeva in lui un retaggio dei nuovi oligarchi di Eltsin degli anni Novanta. Pochi giorni dopo, il 9 luglio, la magistratura aprì un'inchiesta per frode ed evasione fiscale nei confronti della Yukos e i suoi uffici vengono perquisiti. Poi, il 25 ottobre, i servizi segreti arrestano Khodorkovsky, lanciando un raid contro il suo jet privato in Siberia. Il petroliere viene rinchiuso nel carcere di Matrosskaja Tishina da cui non è più uscito da allora. Khodorkovsky non era solo il capo della prima società petrolifera russa, ma anche uno dei potenziali più pericolosi oppositori del presidente Putin: ricchissimo, filoccidentale, finanziatore di numerosi partiti ultra-liberali.

La rinazionalizzazione della Yukos
- Il 2 dicembre 2003 partì la lunga scalata alla Yukos, la quarta compagnia del mondo per estensione delle sue riserve. Il ministro delle Finanze russo accusò la Yukos di aver evaso il fisco per 5 miliardi di dollari e il 16 giugno 2004 Khodorkovsky e Lebedev vennero formalmente rinviati a giudizio per frode ed evasione fiscale. Pochi giorni dopo, il 29 giugno, il Tribunale di Mosca invitò la Yukos a rimborsare allo stato 3,4 miliardi di dollari di tasse non pagate nell'anno 2000 e il primo luglio la compagnia riceve l'ordine di rimborsare altri 3,4 miliardi di dollari di tasse non pagate nel 2001. Il 19 novembre lo smantellamento della Yukos cominciò a prendere forma e le autorità giudiziarie stabiliscono che il 19 dicembre si terrà l'asta per la messa in vendita del gioiello siberiano della compagnia, l'unità produttiva Yugansk, che estrae circa il 60% del petrolio prodotto da tutto il gruppo. I soldi serviranno a rimborsare lo stato per le tasse non pagate, mentre il fisco stima in 24,5 miliardi di dollari il totale dei suoi crediti nei confronti della Yukos, di cui oltre 6 miliardi di dollari solo per il 2003. Dietro la scalata alla Yukos c'era l'offensiva che il presidente Putin aveva lanciato contro gli oligarchi di Eltsin e diventati ricchissimi grazie alle privatizzazioni. I primi a cadere sotto i colpi di Putin furono Boris Berzovsky e Vladimir Gusinsky, che controllavano un gran numero di media e che avevano ammassato colossali fortune negli anni d'oro delle privatizzazioni. Entrambi furono accusati di corruzione e costretti all'esilio. Khodorkovsky cercò di proteggersi internazionalizzando il suo gruppo, finanziando i partiti dell'opposizione e facendo capire che avrebbe potuto entrare in campo contro Putin alle presidenziali del 2008. Ma non gli è bastato. Oltre a mandarlo in carcere, Putin riuscì anche a far partire un obiettivo ben più ambizioso: la rinazionalizzazione la Yukos. Il primo passo, il 30 novembre 2004, è stata la candidatura del colosso pubblico del gas Gazprom all'acquisto di Yugansk. Gli azionisti Yukos tentarono di impedire l'asta chiedendo l'amministrazione fallimentare controllata a un Tribunale Usa. Ma l'asta si tenne lo stesso e, il 19 dicembre 2005, lo sconosciuto gruppo Baikal Finance Group annunciò di essersi aggiudicato Yugansk per 9,4 miliardi di dollari. Dietro a Baikal in realtà c'è la società petrolifera pubblica Rosneft e subito si parla di fondere Rosneft con Gazprom.

Le condanne - Al di là di tutti questi giochi finanziari la sostanza era che lo stato russo era riuscito a rimettere le mani sul cuore produttivo della Yukos. Il settimanale Usa Fortune faceva sapere che il patrimonio personale di Khodorkovsky era sceso da oltre 15 a 2,2 miliardi di dollari. Intanto il giudice Irina Kolesnikova stabilì che il 27 aprile ci sarebbe stata la sentenza al processo Khodorkovsky, durato quasi 10 mesi. Gli Usa masticarono amaro e il 20 aprile il segretario Usa Condoleezza Rice fece sapere a Putin che Washington avrebbe tenuto d'occhio la sentenza su Khodorkovsky, considerandola una specie di termometro del rispetto della legalità in Russia. La sentenza venne poi rinviata per non farla coincidere con i festeggiamenti del 9 maggio, quando a Mosca era previsto l'arrivo di Bush e di un gran numero di uomini di stato. Nel maggio 2005 Khodorovsky venne condannato a otto anni di prigionia e, nel 2007 nuove accuse di riciclaggio e furto di beni gli costarono il secondo processo svoltosi  nel tribunale procesuale di Khamovnichersky a Mosca.

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