Assange si svela, ma con una biografia milionaria…

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Il fondatore di Wikileaks annuncia di aver firmato un contratto da oltre un milione di euro per un libro sulla sua vita: “Ho bisogno di soldi per pagare gli avvocati”. Emergono intanto nuove rivelazioni sugli italiani a Nassirya

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Julian Assange ha firmato un contratto da 1,2 milioni di euro per la sua autobiografia. Lo ha rivelato lo stesso fondatore di Wikileaks in un'intervista al Sunday Times. Per i diritti 600.000 euro saranno pagati dall'editore americano Alfred A. Knopf e 380.000 euro dalla britannica Canongate. Altri contratti porteranno i suoi proventi complessivamente a 1,1 milioni di sterline.
Il 39enne australiano ha spiegato che non avrebbe voluto scrivere un libro sulla propria vita, ma ha bisogno di soldi per difendersi dalle accuse di stupro in Svezia. "Ho già sborsato 200.000 sterline per le spese legali e devo difendermi e proteggere Wikileaks", ha affermato Assange, che si trova in libertà condizionata in Inghilterra in attesa dell'udienza dell'11 gennaio sulla richiesta di estradizione avanzata dalla Svezia.

Nuove rivelazioni sugli italiani a Nassirya - Ma intanto continuano a venire fuori nuove rivelazioni da Wikileaks. In un rapporto americano datato 8 aprile 2004, si cita un "resoconto dell'Intelligence italiana", che dà notizia dell'arrivo a Nassiriya di "circa 400-500 combattenti" provenienti dall'Iran per attaccare "il compound italiano (White Horse? Camp Mittica?, si chiede l'estensore del documento)".
"L'attacco verrebbe lanciato con un ordine di Moqtada Sadr". Il dispaccio era arrivato tempo prima, forse addirittura 30 giorni prima. Aprile 2004 segna l'inizio di duri combattimenti a Nassiriya, che sfocia tra il 4 e il 6 nella "prima battaglia dei ponti", dopo il fallimento, si legge in un altro dispaccio targato Wikileaks, di un incontro tra "il governatore, il comandante italiano e il leader dell'esercito del Mahdi".
Dopo tre giorni di scontri, i militari italiani feriti furono 15. Fu solo l'inizio; di battaglie alla fine se ne conteranno tre, in un periodo drammatico per l'Italia, segnato dalle morti di Fabrizio Quattrocchi e di Enzo Baldoni. Il 5 agosto, nel corso di violenti scontri per il controllo dei ponti di Nassiriya (gli italiani spararono nel complesso 42.601 colpi in meno di 48 ore), si verifica l'episodio forse più controverso della missione. Un veicolo - si scoprira' poi essere un ambulanza con sette civili a bordo - viene colpito dal fuoco italiano al posto di blocco sul ponte Charlie.
Sulla vicenda aprirà una inchiesta la Procura militare di Roma per "uso delle armi contro ambulanze". Finirono sul banco degli imputati due Lagunari, Raffaele Allocca, che aveva sparato, e Fabio Stival, che diede l'ordine. Molti tra i militari interrogati hanno sostenuto che il veicolo colpito - e poi esploso - era una "station wagon", con a bordo uomini armati che, a un tratto, erano scesi sparando contro i soldati italiani. Ipotesi esclusa dai giudici. Nella sentenza di assoluzione dei due Lagunari, depositata a giugno 2007 e firmata dal giudice Antonio Lepore, si legge che i due "non sono gli unici ad aver sparato" e che "non è dato dubitare che la vettura colpita dal fuoco italiano sia stata una ambulanza". I militari lo hanno fatto in "stato di necessita' militare", determinato dagli intensi scontri. Gli italiani hanno fatto fuoco contro un pericolo "in concreto insussistente", prosegue la sentenza, compiendo una "erronea, quanto incolpevole" valutazione. La 'riformulazione' dell'accusa iniziale (da 'spari contro ambulanza' a 'omicidio plurimo') venne motivata dalla diversa, e maggiore, gravità del reato per l'uccisione di quattro persone. Una complessa vicenda tecnica: alcuni esperti sottolineano che il reato di spari su ambulanza non prevede "uno stato di necessità militare" come possibile 'giustificazione', "scriminante".


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