Assange: "Negli Usa rischierei di venire ucciso"

Julian Assange - Foto Getty
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Il fondatore di Wikileaks teme che in caso di estradizione potrebbe fare la fine di Jack Ruby. E promette nuove rivelazioni su Israele

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Se venisse estradato negli Stati Uniti Julian Assange avrebbe "grandi possibilità" di fare la fine di Jack Ruby, l'uomo che uccise Lee Harvey Oswald, l'ex marine accusato di aver assassinato il presidente americano John F. Kennedy. Per il fondatore di Wikileaks lo spettro di finire nelle mani degli americani sta diventando un'ossessione e non fa che ripeterlo nelle interviste, a catena, che concede quasi ogni giorno ai 'media' di mezzo mondo. L'accostamento a Ruby Assange lo ha fatto in dichiarazioni al Guardian, quotidiano britannico partner di Wikileaks.

E al Guardian ha detto testualmente di temere di essere ucciso "nello stile-Jack Ruby". Ruby uccise Oswald 48 ore dopo l'assassinio di Jfk mentre il giovane ex Marine veniva trasferito dal commissariato di polizia al carcere. Condannato in prima istanza alla pena capitale Ruby morì al Parkland Ospital nel 1967 (lo stesso in cui venne decretata la morte degli stessi Kennedy e Oswald) per un tumore che gli era stato diagnosticato un anno prima. In diverse occasioni, Ruby tuttavia parlò di un complotto per "farlo tacere" ed insinuò che la malattia gli era stata 'inoculata'. Assange sottolinea al Guardian che "sarebbe politicamente impossibile" per la Gran Bretagna consegnarlo agli Stati Uniti,  e che Londra ha "il diritto di non estradare per crimini politici". "Lo spionaggio è un classico caso di crimine politico, è a discrezione del governo britannico se applicare questa eccezione o no",  ha detto.

Anche in un'intervista al settimanale francese Paris Match Assange dice di temere un'estradizione negli Usa (afferma anzi di considerarrla "probabile") e conferma di volere in ogni caso portare avanti il suo lavoro. "Non abbiamo altra scelta: pubblicare o morire", ha affermato. E in un'altra intervista con l'emittente panaraba Al Jazira, ha promesso nuove rivelazioni su Israele. "Abbiamo pubblicato solo l'1-2% del materiale che riguarda Israele". In quelli ancora inediti, "ci sono informazioni sulla guerra in Libano del 2006 e l'assassinio di Mabhouh", il capo militare di Hamas ucciso a Dubai. Altre rivelazioni riguarderebbero invece l'omicidio del generale siriano Muhammad Suleiman, per il quale Damasco punta l'indice contro Israele.

Dei circa "3.700 documenti su Israele, 2.700 arrivano dalle sedi diplomatiche nello Stato ebraico", ha aggiunto Assange.  Ad oggi, Wikileaks ha pubblicato nel complesso meno di 2.000 cable su oltre 251.000, pari a meno dell'1%. Per pubblicare tutto il materiale ci dovrebbero volere circa sei mesi. Nell'intervista al Guardian, raccolta nella villa della campagna inglese dove vive in libertà condizionata, il fondatore di Wikileaks torna a parlare anche della settimana che ha trascorso nel carcere londinese di Wandsworth e dice che comincia ad averne abbastanza dell'assedio dei media. Definisce ad esempio "terribile" un'intervista a Radio 4 della BBC, in cui il conduttore lo ha a lungo incalzato sulle sue imprese sessuali e sulle asserite violenze per cui la Svezia lo vuole processare. Lamenta anche, al Guardian e a Paris Match, che Visa, MasterCard, PayPal o Bank of America hanno bloccato tutte le erogazioni a favore del suo gruppo e che la mancanza di fondi gli crea grossi problemi per le sue spese legali. Quanto al braccialetto elettronico che porta alla caviglia sinistra, Assange dice che "è molto più scioccante che la prigione. E' come una cintura di castità. Un oltraggio all'integrità fisica".

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