Usa, i soldati omosessuali non dovranno più mentire

Washington, manifestazione a sostegno della decisione del Senato (Getty)
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Via libera alla legge che riconosce la libertà di orientamento per chi fa parte delle forze armate. Viene abolito il "Don't ask, don't tell", l'escamotage grazie al quale i gay potevano restare in servizio a patto di non fare coming out

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Con una ampissima maggioranza, 65 voti a favore e 31 contrari, il Senato degli Stati Uniti ha dato il via libera sabato 18 ad una legge che riconosce appieno il diritto dei gay e delle lesbiche nelle forze armate Usa. La nuova legge, che il presidente degli Stati Uniti intende firmare la prossima settimana, abroga la cosiddetta politica del "Don't Ask Don't Tell" (non te lo chiedo ma non me lo dire), che ha regolato i rapporti all'interno delle Forze Armate Usa per circa 17 anni. Ora ai "patrioti americani", gay o lesbiche, "non sarà più chiesto di vivere nella menzogna per servire il Paese che amano", ha detto il presidente Obama che ha anche parlato di "decisione storica".

Una legge di 13 anni fa - La "don't ask don't tell" ("non chiedere, non dire") è una legge vecchia di 17 anni. La introdusse nel 1993 Bill Clinton, nel tentativo di raggiungere un compromesso con l'allora esplicito divieto nei confronti dei gay ad entrare nelle forze armate.
Testualmente, la legge americana proibisce a chiunque "metta in mostra la propensione o l'intenzione di manifestare atti omosessuali" di prestare servizio nelle forze armate Usa, perché "la circostanza creerebbe un rischio inaccettabile per gli alti standard di moralità, ordine e disciplina, e coesione che sono l'essenza dalla capacità militare".
Ma - sulla base appunto della legge - è stato possibile negli ultimi 17 anni seguire questa prassi: l'esercito non chiede alla recluta il suo orientamento sessuale, la recluta non lo esplicita. Un atteggiamento ritenuto non solo ipocrita, ma incostituzionale: il 9 settembre scorso, infatti, la giudice della California Virginia Phillips ha stabilito che la Dadt "viola manifestamente i diritti costituzionali".
Ma all'interno dell'esercito permangono forti resistenze. Il 24 agosto scorso il generale dei Marines James Conway era uscito allo scoperto dicendosi "assolutamente contrario" ad una revisione della Dadt: "Vi posso garantire che la stragrande maggioranza dei marines preferisce non condividere la stessa camerata con una persona apertamente omosessuale", aveva detto. Oggi anche il generale James Amos, futuro comandante dei marines, a poche ore dal voto aveva ribadito analoga contrarietà, sottolineando che l'eventuale abrogazione della legge costituirebbe in questo momento una "distrazione" per i soldati impegnati in Afghanistan.

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