Battaglia legale sull'estradizione di Assange

Il fondatore di Wikileaks Julian Assange
1' di lettura

La Svezia potrebbe consegnare il fondatore del sito agli Usa. L'Australia: la colpa della fuga di notizie è degli Stati Uniti. Nel mirino degli hacker, sostenitori di Wikileaks, Mastercard e altre società che avevano bloccato il trasferimento di fondi

Guarda anche:
Wikileaks, l'album fotografico
Cos’è e come funziona Wikileaks
Ecco dove trovare i documenti

Wikileaks svela i festini dei reali sauditi

Mentre l'Australia accusa gli Usa di essere responsabili per la fuga di notizie di Wikileaks, fonti diplomatiche citate dal quotidiano The Indipendent parlano di contatti informali tra Stati Uniti e Svezia sulla possibilità di consegnare Julian Assange, arrestato martedì 7 dicembre a Londra (GUARDA LE FOTO) con l'accusa di stupro. I legali del Dipartimento Giustizia americano cercano da luglio di individuare un capo di imputazione per Assange senza esser finora arrivati a una decisione; e l'ipotesi che sta prendendo consistenza è quella di accusarlo del reato di spionaggio per aver messo in rete le migliaia di cablogrammi riservati del Dipartimento di Stato.

Battaglia sull'estradizione - Diversi esponenti politici della destra americana premono da
giorni perché Assange sia portato dinanzi alla giustizia americana e c'è chi ne ha chiesto la pena di morte, come l'ex candidata alla vice-presidenza repubblicana, Sarah Palin, secondo la quale il fondatore di Wikileaks dovrebbe essere trattato alla stregua dei leader talebani o di al-Qaeda.

File segreti, l'Australia accusa l'America -Il ministro degli Esteri australiano, Kevin Rudd, ha invece puntato l'indice sostanzialmente sul soldato Bladley Manning, accusato di aver trafugato il materiale dalla rete interna del Dipartimento di Stato. E ha anche sollevato interrogativi sulla "congruità" delle misure di sicurezza statunitensi sul materiale considerato 'sensibile'.
"Non è il signor Assange il responsabile per il rilascio non autorizzato dei 250mila file della rete di comunicazione diplomatica statunitense", ha detto Rudd. "Sono gli americani responsabili per questo". Rudd ha inoltre ribadito che il suo Paese fornirà aiuto consolare ad Assange.

Gli hacker difendono Assange - Intanto nella guerra tra Wikileaks e le piattaforme sulle quali si regge la vita del sito di Julian Assange - da Amazon a Mastercard e Visa - è entrato anche Datacell, il sito svizzero-islandese incaricato da Wikileaks di canalizzare le donazioni fatte attraverso carte di credito e bonifici bancari. Datacell ha annunciato in una nota "immediate" azioni legali per fare in modo che sia Visa che Mastercard mettano termine all'embargo nei confronti di Wikileaks.
"I clienti di Visa - si legge, tra l'altro, nella nota - ci hanno ribadito in massa di voler fare le donazioni e non sono affatto contenti che Visa le respinga". DataCell accusa Visa e Mastercard di essersi piegate a "pressioni politiche" invece che occuparsi di ciò per le quali sono state create: "Trasferire denaro". Esse, sottolinea la nota di Andreas Fink amministratore delegato, "non hanno problemi a trasferire denaro a siti di scommesse e di pornografia".

Mastercard nel mirino - Il sito on-line di Mastercard è stato nel frattempo oscurato da un attacco degli hacker "Anonymous", che ha colpito una serie di aziende che hanno sospeso i rapporti con Julian Assange o la sua organizzazione. E nella guerra cibernetica che non accenna a finire, c'è stata una nuova incursione dei pirati informatici filo-Assange, che sono finiti nel sito e il servizio di posta elettronica del legale che rappresenta le due donne svedesi che hanno accusato il fondatore di Wikileaks di molestie sessuali.

La famiglia di Julian Assange - Ad Assange non manca comunque il conforto dei familiari. La madre Christine si è detta preoccupata per le interferenze politiche nel procedimento contro il figlio. "Qui non si gioca correttamente. Julian è andato spontaneamente ad affrontare le accuse contro di lui e loro l'hanno messo nel ring con le mani legate dietro la schiena". Il figlio Daniel, 20 anni, ha rotto il silenzio via Twitter, chiedendo un "trattamento giusto" e non condizionato da obiettivi politici, augurandosi che l'arresto del padre in Gran Bretagna non sia il primo "passo verso l'estradizione negli Usa".
Riguardo poi a una possibile incriminazione del padre per la diffusione dei documenti segreti, Daniel ha fatto notare come ogni singolo media che ha pubblicato i dispacci "è ugualmente colpevole".

Tutti i video sulle rivelazioni di Wikilekas

Leggi tutto