Assange: "Se Obama sapeva degli 007 all’Onu deve dimettersi"

Julian Assange è il fondatore di Wikileaks, il sito specializzato in scoop
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In un’intervista via chat con il quotidiano El Pais, il fondatore di Wikileaks attacca il presidente degli Stati Uniti: "Deve dirci se era a conoscenza delle spie americane alle Nazioni Unite". Sulle minacce ricevute: "Vogliono ammazzarci"

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Rivela di essere minacciato di morte dall’elite della società americana. Sostiene che la geopolitica mondiale si dividerà tra un pre e un post “Cablegate”. Rilancia chiedendo le dimissioni, oltre che di Hillary Clinton, anche di Barack Obama, se il presidente Usa sapeva dello spionaggio di funzionari stranieri all'Onu. Ecco il pensiero di Julian Assange, che benché ricercato dall'Interpol e nascosto in un luogo sconosciuto, ha rilasciato via chat un'intervista al quotidiano spagnolo El Pais, confermando che il terremoto Wikileaks rappresenta "la più grande infiltrazione della storia, maggiore e più rilevante di quella di Daniel Ellsberg", l'uomo dei “Pentagon Papers”.

"Barack Obama deve dirci se sapeva" degli 007 americani alle Nazioni Unite. "Se rifiuta di rispondere o ci sono prove del suo coinvolgimento, si deve dimettere", sostiene Assange spiegando che tutti quelli che sapevano "di questo ordine illegale e che lo approvarono deve dimettersi se gli Usa vogliono apparire come una nazione credibile che obbedisce alle leggi". Il fondatore di Wikileaks è cosciente della portata delle sue rivelazioni. "E' la più grande e più significativa infiltrazione della storia", afferma. E prevede che l'effetto dei “megaleaks” sarà che "le geopolitica si dividerà in un pre e post Cablegate".

A El Pais, Assange conferma che la sua vita è in pericolo. Si dice "preoccupato" perché "riceviamo minacce di morte da personaggi vicini ai militari Usa. Ci sono precise richieste per il nostro assassinio, rapimento, esecuzione da parte dell'elite della società americana". E rivela che, ora, le minacce si estendono "anche ai nostri avvocati e ai miei figli". Quindi allega alle sue parole una lista delle persone che lo hanno minacciato (anche solo prendendosela pubblicamente con lui o con il sito), da Sarah Palin al senatore Joe Liberman.

L'intervista è breve, la connessione web è a singhiozzo. Assange non svela se e quando tornerà in superficie. Ma, sull'accusa di stupro che pende su di lui è chiaro: "C'è stato un equivoco, è qualcosa che è evidente a tutti". E promette di "lottare ed esporre" le proprie ragione se la Corte suprema svedese rifiuterà il suo ricorso. Poi la connessione si interrompe. Assange non risponde più. "E' andato via, mi dispiace", scrive il suo assistente.

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