L'assassino di Anna Politkovskaja è in Belgio

Anna Politkovskaja
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Secondo il quotidiano belga Le Soir, che cita fonti giudiziarie, le indagini sulla morte della giornalista russa assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006 potrebbero essere vicine a una svolta. Il killer si nasconderebbe a Liegi

E' caccia all'uomo in Belgio. Potrebbe nascondersi qui, infatti, l'assassino della giornalista russa Anna Politkovskaja uccisa con 5 colpi di pistola nell'androne del suo appartamento a Mosca il 7 ottobre 2006.
Gli inquirenti russi stanno cercando di stringere la morsa attorno al killer della cronista che ha raccontato la guerra in Cecenia quando a nessuno era concesso sapere e conoscere cosa succedesse davvero nelle terre del Caucaso.

Secondo il quotidiano belga in lingua francese Le Soir, che cita fonti giudiziarie coperte dall'anonimato, le indagini potrebbero essere vicine a una svolta: il misterioso killer della giornalista russa possa nascondersi proprio in Belgio, a Liegi. Una prima conferma della notizia potrebbe essere data dal fatto che sarebbe stata già autorizzata un'ampia serie di intercettazioni telefoniche.
Nessun commento, al momento, da parte della magistratura belga, ma Le Soir ricorda come la polizia russa il mese scorso si fosse rivolta ai colleghi belgi per ottenerne l'assistenza nel seguire nuove piste investigative. Una collaborazione tra le due parti si era del resto sviluppata già due anni fa, all'epoca della prima inchiesta sul delitto, sfociata nel 2009 in un processo conclusosi con l'assoluzione dei tre imputati.
La Procura Federale russa ha impugnato la sentenza di primo grado, ma resta il fatto che alla sbarra finirono soltanto i presunti esecutori materiali del delitto, mentre il mandante è tuttora completamente ignoto.

Da più parti all'epoca si puntò il dito contro Vladimir Putin, attuale premier e
allora presidente al secondo mandato: dell'operato di quest'ultimo Politkovskaja era sempre stata una strenua critica, denunciando in particolare le atrocità perpetrate dalle truppe russe in Cecenia, dietro le quali vi sarebbero stati gli ordini impartiti dallo stesso Cremlino.

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