"Sono una peccatrice": nuova confessione di Sakineh in tv

Sakineh Mohammadi Ashtiani
1' di lettura

La donna condannata alla lapidazione in Iran ammetterebbe le sue colpe in un video trasmesso dalla tv di Stato. Per le associazioni dei diritti umani si tratta di dichiarazioni estorte. Nel programma compaiono anche i due tedeschi arrestati in ottobre

Guarda anche:
Da Carla Bruni a Roberto Saviano: tutti per Sakineh
Iran, il volto della protesta: TUTTE LE FOTO

Nuova, sospetta, confessione televisiva di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione in Iran perchè accusata di adulterio e di aver partecipato all'omicidio del marito. "Sono una peccatrice", le parole della donna andate in onda in una trasmissione sulla sua vicenda. Sakineh è stata mostrata con il volto sfumato, mentre le sue dichiarazioni, fatte in lingua azera, erano sottotitolate in persiano.
Nello stesso video il figlio della donna, Sajjad Ghaderzadeh, ammette di avere detto "menzogne" alla stampa straniera quando ha affermato che sua madre era stata torturata in carcere, e aggiunge di averlo fatto su consiglio dell'avvocato Javid Hutan-Kian.

Nel programma compaiono anche i due giornalisti tedeschi arrestati il mese scorso, insieme al figlio di Sakineh, quando stavano per intervistarlo. I due, secondo la voce fuori campo che riferisce in farsi le loro dichiarazioni, avrebbero detto alla televisione di Stato iraniana di esser stati "ingannati" da Mina Ahadi, un'attivista a favore dei diritti umani che vive in esilio in Germania. I due uomini sono stati mostrati al chiuso e sembrano in buona salute. Non è chiaro dove il filmato sia stato girato ed è impossibile dire se le frasi attribuite dal commentatore sono autentiche. Contro di loro è stata formalizzata l'accusa di spionaggio.

"Sakineh è stata costretta a questa seconda 'confessione' televisiva, la tengono sotto fortissime pressioni e le fanno sperare di potersi salvare" dice proprio Mina  Ahadi, menzionata anche da Sakineh, con l'accusa di voler strumentalizzare la sua vicenda.
"Il sistema delle confessioni televisive estorte con minacce e torture - commenta Ahadi - è vecchio come la Rivoluzione Islamica. Già quando ci fu, alcuni miei colleghi universitari furono  giustiziati, altri si salvarono con confessioni in tv. Ma tutti quelli con cui ho parlato mi hanno poi detto che erano stati costretti".

Sakineh aveva già rilasciato in agosto una confessione in tv
: "Quella volta - dice Mina Ahadi - il  procuratore capo le aveva detto che avrebbe avuto la vita salva se avesse fatto la  confessione. Mi hanno riferito che per qualche giorno lei appariva  sollevata, convinta di poter addirittura essere rilasciata".

Il caso di Sakineh ha scatenato una grande mobilitazione in tutto il mondo
. La magistratura iraniana ha detto nei giorni scorsi che la decisione definitiva non è ancora stata presa e che si sta concentrando sulla condanna per omicidio della donna, piuttosto che sull'accusa di adulterio.

Leggi tutto