La libertà per Aung San Suu Kyi potrebbe essere vicina

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Sabato scade il termine degli arresti domiciliari per il Nobel della Pace. Intanto, però, l'Alta Corte birmana respinge il ricorso contro la misura cautelare impostale 18 mesi fa


Respinto il ricorso contro i domiciliari - L'Alta Corte birmana ha respinto l'appello di Aung San Suu Kyi contro la sentenza di arresti domiciliari, ma i suoi avvocati nutrono ancora concrete speranze che il Premio Nobel per la Pace riconquisti a breve la sua libertà. Gli avvocati confidano che la leader dell'opposizione democratica birmana verrà rilasciata sabato, giorno in cui scade il termine della misura cautelare, ma avevano sperato anche che fosse dimostrata la sua innocenza.
Così non è stato.
"L'Alta Corte è guidata dal responsabile della giustizia, che ha confermato la sentenza", ha detto una fonte ufficiale birmana.
Gli arresti domiciliari dell'icona delle lotte democratiche in Birmania era stati prorogati di 18 mesi ad agosto dello scorso anno a causa di un bizzarro incidente, che aveva visto protagonista un cittadino americano il quale aveva nuotato nel lago e raggiunto l'abitazione dove San Suu Kyi è agli arresti domiciliari.

La libertà potrebbe essere vicina -Dopo sette anni consecutivi da prigioniera in casa, con la giunta militare ormai sicura della "vittoria" elettorale in un voto farsa, in Birmania il ritorno in libertà di Aung San Suu Kyi sembra imminente, anche se non è chiaro con quali termini.
Fonti birmane confermano che sono in corso i preparativi per il suo rilascio, ma c'è chi teme che il regime militare possa ancora trovare una ragione per estendere gli arresti.

Premio Nobel senza libertà - Aung San Suu Kyi, premio Nobel 1991 per la pace e leader storica dell'opposizione birmana, ha trascorso ben 15 degli ultimi 21 anni tra carcere e arresti domiciliari.
Figlia del generale Aung San, l'eroe nazionale che avviò la Birmania verso l'indipendenza dalla Gran Bretagna, Suu Kyi è nata il 19 giugno 1945 a Rangoon. Quando aveva due anni il padre venne assassinato dai suoi rivali politici. La madre divenne ambasciatrice della Birmania in India e Nepal. Sposata con un accademico britannico, due figli, Suu Kyi stava studiando per ottenere un dottorato a Londra quando nel 1988 tornò a Rangoon (oggi chiamata Yangon) per accudire la madre morente.

Il ritorno coincise con la caduta del dittatore militare, generale Ne Win, che deteneva il potere dal 1962. Nell'estate 1988, infiammata da manifestazioni popolari per la democrazia, Suu Kyi tenne un comizio davanti a mezzo milione di persone radunate alla pagoda Shwedagon, il luogo pi- sacro del buddismo birmano. La nuova giunta militare indisse elezioni legislative per il 1990, ma nel 1989 mise agli arresti domiciliari la leader della Lega Nazionale per la Democrazia che guidava l'opposizione durante la lunga campagna elettorale.
Nonostante la perdita della libertà, il suo partito vinse a valanga le elezioni (392 seggi parlamentari sui 485 in gioco).
Lo schiacciante successo elettorale rappresentò la fine definitiva della libertà per la donna, rimasta agli arresti domiciliari fino al 1995 e poi di nuovo privata della libertà tra il 2000 ed il 2002. Il 30 maggio del 2003 fu arrestata e imprigionata per tre mesi dopo i fatti di Depayin, dove durante scontri tra suoi simpatizzanti e sostenitori dei militari morirono 4 persone. Nel settembre 2003 le furono concessi gli arresti domiciliari per le sue pessime condizioni di salute. Arresti prolungati dalla giunta militare di un anno una prima volta il 25 maggio 2007 ed una seconda volta il 27 maggio 2008. Nel maggio 2009 la misteriosa intrusione di un fanatico religioso americano a pochi giorni dalla scadenza dell'ultimo mandato di arresto, fece scattare un'ennesima estensione della prigionia in casa. Una detenzione che forse ora è vicina alla fine.

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