Fate of the World: quando in gioco c’è il mondo

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Un videogioco per salvare il pianeta dal cambiamento climatico. Alla testa di un'organizzazione mondiale, dobbiamo prendere i giusti provvedimenti. Un altro esempio dell'utilizzo dei videogame per sensibilizzare a particolari temi “sociali”

Fate of World: la fotogallery

di Federico Guerrini


Siete pronti a salvare il mondo? Non è una missione da poco: fra il riscaldamento globale, le guerre, le inondazioni e le carestie, c’è parecchio da fare se si vogliono aggiustare le cose. A meno che non siate il presidente degli Usa, forse l’uomo più potente del pianeta il vostro contributo probabilmente sarà prezioso ma minuscolo. Intanto che studiate da Obama, potete però allenarvi al compito con Fate of the World, un gioco per Pc sviluppato da una piccola società indie di Oxford, la Red Redemption già autrice un quattro anni fa del celebre Climate Change, un videogame ideato per la Bbc che è stato giocato più di un milione di volte.

Fate of the world è stato appena lanciato in versione beta, la versione definitiva arriverà all’inizio del prossimo anno, ma ha già fatto parlare molto di sé, innescando anche qualche polemica legata ad alcune delle opzioni di gioco. L’arco temporale in cui si svolge l’azione è da qui a 200 anni. Il giocatore viene posto alla guida di una fantomatica organizzazione mondiale, la Geo, che in questo periodo di tempo deve risolvere i problemi ambientali del pianeta e i conflitti economici e sociali che ne derivano. Per far ciò ha a disposizione una serie di “carte” che corrispondono a dei provvedimenti di durata, costo e popolarità variabile.

Già, non è detto che le vostre decisioni siano popolari: bisogna anche tener conto delle reazioni degli abitanti dei vari Stati, che non è sicuro che accettino supinamente tutto. Così, il divieto di mangiare carne di manzo può scatenare una rivolta fra gli americani e la vostra vocazione ambientalista potrebbe non essere molto ben accolta dagli indiani o dai nord africani, a cui le industrie inquinanti danno lavoro, e alcuni Paesi potrebbero giungere fino al punto di espellervi dal loro territorio.

Avrete la possibilità di reclutare degli “agenti” che operino per voi, ma attenti che non vengano anch’essi espulsi o peggio, uccisi. Potete inoltre scegliere delle strategie generali di gioco. C’è la soluzione “apocalypse” che consiste nel risolvere tutti i problemi distruggendo qualsiasi forma di vita sul pianeta; la “lifeboat” che consiste nel cercare di mettere in salvo voi stessi – e al diavolo il resto – e “utopia” in cui sviluppo e ambiente coesistono armoniosamente.

Fate of the World, che utilizza per le sue ricostruzioni avveniristiche dati forniti dalla Nasa e da vari altri centri di ricerca, è soltanto l’ultimo esempio di una serie di giochi che puntano a sensibilizzare il pubblico su varie questioni sociali. Oltre al già citato Climate Challenge, negli ultimi anni sono usciti Darfur is Dying in cui ci si mette nei panni di un rifugiato africano che deve sopravvivere alla fame e alla guerra, EnerCities, per costruire una città eco-sostenibile (si gioca su Facebook), Food Force incentrato sul problema della fame nel mondo, e altri ancora.

Che questo tipo di giochi abbia un impatto nel plasmare le coscienze, pare ormai assodato e lo scopo delle varie software house riunite nell’associazione Games for Change è certamente nobile. Occorre fare attenzione però a non proporre strategie di gioco discutibili: tornando a Fate of the World, ha suscitato delle perplessità, ad esempio, l’opzione che consente di risolvere il problema della sovrappopolazione mondiale diffondendo un virus letale.

Non si sa mai che a qualcuno vengano in mente idee strane…

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