Blekko, l’ultimo degli anti-Google

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Arriva un nuovo motore di ricerca: coinvolge gli utenti e promette di eliminare lo spam. Successo o fallimento? Di sicuro andrà ad arricchire il folto gruppo dei progetti che in questi anni hanno provato a insidiare l'azienda di Mountain View

di Eva Perasso

Wolphram Alpha, Cuil, AllTheWeb, Powerset, ChaCha… Se leggendo vi viene subito da corrugare la fronte, non spaventatevi. È perché di questi promettenti nomi dell’internet degli ultimi anni non rimane più molto. Si tratta difatti di alcuni dei marchi all’interno di una lunga lista di potenziali Google killers, ovvero quelle alternative al motore di ricerca più usato della storia del Web (a ottobre 2010 Google in Italia deteneva oltre il 96 per cento delle quote di mercato secondo StatCounter) e che al loro lancio avevano sfidato spavaldi la grande G definendosi la sola e vera alternativa. Per dovere poi, dopo pochi mesi o qualche anno, ridimensionare business e sogni di gloria.

In questo ambiente in cui un monopolista sbaraglia tutta la concorrenza, seppur volenterosa, nasce oggi un’altra alternativa e la stampa mondiale si scatena a colpi di titoli sul “nuovo Google”. Eccola l’ultima meraviglia americana degli algoritmi di ricerca: si chiama Blekko, vive in versione beta da solo una settimana dopo 3 lunghi anni di gestazione e un capitale di ventura di 24 milioni di dollari, donato da alcuni incubatori e investitori del calibro di Marc Andreessen (il famoso uomo-Netscape, e più recentemente fondatore di Ning).

La sua peculiarità è la forza-lavoro umana, composta da una squadra di super-utenti che hanno aiutato a creare macrocategorie (come avveniva, un tempo, con le directory e i portali verticali, alla Yahoo della prima era) chiamate slashtag (etichette separate da quella barra che sulla tastiera sta sulla testa del numero 7, lo “slash” appunto), esattamente come avviene per etichettare i contenuti di blog e micromessaggi su Twitter.

Grazie a questa suddivisione per argomenti è dunque possibile contestualizzare la ricerca, stringendo il campo d’azione dell’algoritmo, e soprattutto, in una pura operazione di crowdsourcing (le categorie e i loro contenuti sono segnalati sia dai super-utenti, sia dai volenterosi che vorranno iscriversi al sito e dare il loro contributo) Blekko promette di azzerare lo spam nei risultati. Un bello specchietto che fa da richiamo per tutti gli utenti frettolosi, poco abituati a giocare con le impostazioni di Google, Bing e Yahoo, e seccati nel trovare di sovente tra i primi risultati della propria ricerca siti inutili, venditori di servizi e merci non corrispondenti all’oggetto cercato, messaggi pornografici, e via dicendo.

Guarda come funziona Blekko

blekko: how to slash the web from blekko on Vimeo.



L’obiettivo di Blekko è quello di trovare, per ogni categoria, i 50 migliori siti per contenuti e servizi offerti e soddisfare così le richieste degli utenti. Per ora, le macrocategorie su cui lavora sono quelle più a rischio-spam (tra cui finanze personali, scuola, salute, auto, canzoni, hotel) e gli slashtag creati sono circa tremila. E gli utenti che le creano e vagliano ogni sito da inserirvi possono scambiare tra loro messaggi e commenti, lavorando con uno spirito collaborativo che ricorda molto l’enciclopedia Wikipedia e i suoi autori.


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