L'allarme del mondo per Sakineh, l'esecuzione è imminente

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La donna iraniana condannata per adulterio potrebbe essere giustiziata mercoledì. La comunità internazionale si mobilita per fermare la mano del boia

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Sakineh, l'iraniana 43enne la cui condanna a morte per lapidazione ha innescato l'indignazione internazionale, sarà giustiziata mercoledì 3 novembre.
Secondo un comunicato sul web del Comitato Internazionale contro la Lapidazione, le autorità iraniane avrebbero infatti dato l'ordine che l'esecuzione avvenga nella prigione di Tabriz, dove Sakineh Mohammadi Ashtiani, sconta la condanna. L'organizzazione aveva già reso noto, lo scorso 11 ottobre, che il figlio di Ashtiani era stato arrestato dalla polizia iraniana insieme all'avvocato di sua madre e a due giornalisti tedeschi che volevano intervistalo.

"Profonda preoccupazione" per le notizie di una "imminente" esecuzione di Sakineh è stata espressa dal capo della diplomazia europea, Catherine Ashton. L'Alto rappresentante per la politica estera Ue si è appellato nuovamente a Teheran chiedendo che "fermi l'esecuzione e converta la sentenza" nei confronti della donna condannata a morte per adulterio e complicità nell'omicidio del marito.

Sakineh, 43 anni e madre di due figli, è stata condannata a morire lapidata nel 2006 per aver avuto relazioni con due uomini dopo la morte del marito.
Più tardi, è stata anche accusata di essere complice nell'assassinio di suo marito e da allora rimane in un carcere di Tabriz, nel nord del Paese. La mobilitazione della comunità internazionale è stata tale che il presidente brasiliano, Inacio Lula da Silva, ha offerto al collega iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, di dare asilo politico alla donna; richiesta che è stata rifiutata dalle autorità iraniane. Anche i ministri degli Esteri di Italia e Francia si sono offerti di incontrare il collega iraniano, Manoucher Mottaki, per affrontare il caso, ma anche la loro richiesta è stata respinta.

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