Stati Uniti, il boia non si ferma

Un carcere in Arizona - Foto Getty
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In Arizona il condannato a morte Jeffrey Landrigan è stato ucciso con iniezione letale. I suoi avvocati erano riusciti a sospendere l'esecuzione mettendo in dubbio la qualità dei medicinali usati. Ma la Corte Suprema ha dato il via libera

Si è conclusa con l'esecuzione di Jeffrey Landrigan la controversa vicenda giudiziaria che ha riportato il problema della pena di morte al centro dell'attenzione negli Stati Uniti. L'iniezione letale era stata bloccata da un giudice federale dopo che gli avvocati del condannato avevano sollevato il problema riguardo all'uso del Tiopental Sodico come anestetico. Il medicinale non è presente nei magazzini del carcere di Florence, in Arizona, dove si trovava Landrigan e il procuratore dello stato aveva rivelato che viene importato dalla Gran Bretagna. I legali di Landrigan avevano quindi messo in dubbio che potesse rispettare i severi standard sui medicinali americani, riuscendo a sospendere l'esecuzione. Ieri però la Corte Suprema ha dato il via libera e Landrian è stato ucciso alle 7.26 ora italiana.

Ma la provenienza del medicinale ha sollevato polemiche anche oltre oceano. Il quotidiano inglese The Guardian si è posto la domanda se sia legale per un'azienda britannica vendere prodotti utilizzati in esecuzioni capitali. Lo stato dell'Arizona non ha reso noto qual è la società inglese produttrice del farmaco.

Jeffrey Landrigan venne condannato a morte nel 1990 per aver strangolato Chester Dean Dyer. E' la 24esima vittima del boia in Arizona da quando lo stato ha reintrodotto la pena capitale nel 1992. Attualmente nel braccio della morte del carcere di Phoenix si trovano 132 persone in attesa di venire uccise.

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