Attacco al parlamento ceceno, uccisi i ribelli

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Nove persone sono morte nell'attentato ad opera di un kamikaze e alcuni uomini armati: tutti salvi i deputati. Un blitz delle forze speciali ha messo fine all'offensiva. Putin telefona a Kadyrov. GUARDA IL VIDEO DELL’ASSALTO

Sei anni fa la strage di Beslan

Con un'azione spettacolare un commando di guerriglieri ha preso d'assalto il parlamento ceceno a Grozny poco prima dell'inizio dei lavori dell'assemblea. In uno scontro a fuoco sono morti due poliziotti e un civile. Tutti i ribelli, tra cui un kamikaze secondo fonti ufficiali (due secondo altre fonti), sono poi rimasti uccisi in un'operazione lampo delle forze di sicurezza.
Non è ancora chiaro quanti uomini abbiano preso parte all'assalto, almeno tre secondo fonti ufficiali, e "sono stati tutti uccisi" mentre i deputati "sono tutti sani e salvi" ha dichiarato il presidente ceceno Ramzan Kadyrov alla guida del blitz per liberare il palazzo, che è stato sgomberato "nel giro di 15-20 minuti" ha affermato ancora Kadyrov.

Profanato il territorio di Kadyrov - Un intervento muscolare quello del presidente che, ancora in mimetica, ha poi assistito alla seduta del parlamento ripresa regolarmente, come da programma. Ma che non dissipa l'inquietudine per un episodio che mette in dubbio la pace brandita da Mosca - e affidata al 'controllo' del territorio proprio da parte di Kadyrov - evidentemente non ancora raggiunta.
L'attacco ha infatti anche un valore altamente simbolico, sferrato proprio nel giorno in cui nella capitale della repubblica caucasica era in visita il ministro dell'Interno russo, Rashid Nurgaliyev. Ed è il secondo di questa entità nel giro di pochi mesi: lo scorso 29 agosto un commando di una trentina di ribelli aveva compiuto un'incursione proprio nel villaggio natale Kadyrov, a Tsentoroi, quasi a lanciare una vera e propria sfida al cuore del feudo di Ramzan. In quel blitz per contrastare l'attacco morirono 12 guerriglieri e cinque ufficiali di polizia.
Così, con l'assalto al parlamento, si è nuovamente profanato il 'territorio' di Kadyrov, e con una certa facilità visto che il veicolo con a bordo il commando è riuscito ad introdursi nel comprensorio accodandosi all'ingresso delle auto dei deputati giunti per prendere parte alla sessione odierna dell'assemblea. Stando a una delle ricostruzioni delle forze di sicurezza cecene, i ribelli armati avrebbero poi sferrato l'attacco al grido di 'Allah Akbar'.

Attacco fallito dicono le autorità - Fonti ufficiali parlano di un kamikaze che si è fatto esplodere all'esterno dell'edificio, mentre non hanno avuto conferma le prime informazioni sulla presa di alcuni ostaggi all'interno del parlamento. Alcuni dei deputati presenti hanno raccontato di essersi rifugiati al secondo piano in attesa della fine delle operazioni, di aver sentito spari provenire dall'esterno e temuto di venire presi ostaggio dei terroristi.
Ma le autorità minimizzano: un "attacco fallito", ha dichiarato il ministro dell'Interno russo, Nurgaliyev. Martedì, intorno 8.45 (le 6.45 in Italia) guerriglieri hanno tentato di introdursi nell'edificio che ospita il parlamento. - ha detto  - Il tentativo è fallito, come al solito". In serata Kadyrov ha rassicurato che tutti i danni verranno riparati in pochi giorni, ha detto che le persone in ospedale sono solo un paio mentre gli altri hanno ricevuto assistenza solo per qualche graffio o perché in stato di choc e ha garantito la massima assistenza alle famiglie delle vittime. Per queste ultime il premier Vladimir Putin ha già annunciato aiuti economici per un milione di rubli (circa 24.000 euro) ciascuna.
Ma la paura resta. Si alimenta soprattutto il timore di un ritorno alla violenza degli anni più bui.

Cecenia, terra senza pace - La Cecenia è la Repubblica più turbolenta della federazione russa; dopo un periodo di relativa calma, la violenza dei ribelli separatisti è tornata a crescere negli ultimi mesi.
Con il suo territorio quasi interamente montuoso ha una popolazione in larga parte musulmana, con una reputazione di irriducibili combattenti, da quando Sheik Mansour guidò una guerra santa contro i russi nel 18.mo secolo. Da allora è una spina nel fianco sud della Russia.
Sotto l'Unione Sovietica, Stalin - che temeva la scarsa lealtà dei ceceni - deportò l'intera popolazione in Asia centrale nel 1944; Nikita Kruscev, nel 1957, permise il loro ritorno nelle terre d'origini. Al collasso dell'Urss nel 1991, l' Inguscezia (che era stata accorpata alla Cecenia, con Grozny capitale) scelse di diventare una repubblica della federazione russa, mentre la Cecenia dichiarò l'indipendenza. Nel dicembre 1994 il presidente Boris Eltsin inviò le truppe per schiacciare il movimento separatista: dopo due anni sanguinosissimi di guerra, si arrivò a una tregua e Mosca ritirò le sue truppe nel 1996.
Le forze russe sarebbero tornate nel 1999, dopo che il presidente Vladimir Putin accusò i ceceni di una serie di attentati. Era l'inizio di una seconda guerra contro gli indipendentisti, che terminò 10 anni dopo.

Gli attentati più sanguinosi - Tra le azioni più clamorose dei ribelli ceceni, si ricorda l'attacco a Mosca al teatro Nord Ost sulla Dubrovka, 2002, quando furono presi 850 ostaggi, con la richiesta di metter fine alla guerra. Circa 120 persone furono uccise. Nel settembre 2004, terroristi ceceni assaltarono una scuola a Beslan, nell'Ossezia del nord: ci fu una strage, con 330 morti, metà dei quali bambini. Nel marzo di quest'anno, due donne kamikaze uccisero 39 persone in due stazioni della metro di Londra. L'attentato fu rivendicato dal leader ribelle Doku Umarov , l'uomo più ricercato di tutta la Russia.

Putin ha insediato personaggi locali a lui fedeli alla testa del governo di Grozny. L'attuale presidente, Ramzan Kadyrov, è il figlio del presidente Akhmat Kadyrov, assassinato nel 2004.

Cronaca dell'attentato che risveglia lil timore di giorni bui.


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