Ivan Bogdanov: "Sono solo nazionalista, come tutti i serbi"

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L'ultrà ribadisce al Gip la propria versione dei fatti, nega moventi politici e dice di essere arrivato a Genova poco prima della partita. Secondo la Repubblica gli estremisti serbi sarebbero stati ospitati da neofascisti italiani. FOTO E VIDEO

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Aveva bevuto troppa birra, ha perso il controllo, è dispiaciuto e si scusa con l’Italia e i tifosi della partita Italia – Serbia che con le sue provocazioni ha fatto interrompere. Ivan Bogdanov, il capo della tifoseria serba arrestato dopo la partita e definito da sua madre "il figlio più tenero del mondo", è stato interrogato nel carcere di Marassi dove è detenuto davanti al gip Maurizio De Matteis. Niente di nuovo: Ivan ha confermato le dichiarazioni rese in precedenza al suo avvocato, prendendo le distanze da eventuali moventi politici (“sono solo nazionalista, come tutti i serbi” ha dichiarato). Secondo la versione fornita agli inquirenti Ivan sarebbe arrivato a Genova il giorno prima della partita e avrebbe dormito a Varazze.  I difensori, gli avvocati Alessandra Baudino e Gianfranco Pagano, hanno chiesto il patteggiamento della pena a due anni e l’espulsione dell’Italia. Ma se il gip decidesse di respingere la richiesta, Ivan rischierebbe da uno a quattro anni di reclusione.

Molto diverse le ricostruzioni pubblicate sulla stampa italiana.  Secondo La Stampa, Ivan sarebbe arrivato sabato 9 ottobre insieme a cinque serbi passando per l’Austria a bordo di auto private. A Genova i cinque si sarebbero poi incontrati con altri tifosi, finendo per formare una tavolata da 16 al ristorante “Pesce d’oro” nel centro storico, lunedì sera. Una comitiva tranquilla. Martedì Ivan invece sarebbe andato all’Ikea, dove avrebbe comprato coltelli da cucina, e in un negozio di nautica in centro per comprare razzi e pinze da elettricista (che gli sono state confiscate all’ingresso dello stadio). Al momento dell’arresto in borsa aveva ancora duemila euro in contanti e dieci razzi, malgrado sostenga di essere disoccupato e di lavorare solo saltuariamente – e in nero -  nei cantieri di Belgrado.

La Repubblica scrive invece che, secondo le indagini della Digos, gli hooligan serbi sarebbero arrivati in Italia nel fine settimana precedente alla partita e che un gruppo di circa 200 fra loro ha dormito due notti a Milano. Il sospetto è che possano aver contato sul supporto logistico di neofascisti italiani. Proprio la rete dell’estrema destra è chiamata in causa per quanto riguarda l’ospitalità e le soste durante il viaggio che ha portato i serbi a Genova: si parla di contatti, precedenti al match ma anche successivi alla partita, dei serbi con neofascisti italiani, sloveni e austriaci. Insomma, il gruppo dei tifosi sarebbe partito dalla Serbia con largo anticipo, alla spicciolata, quindi senza alcun controllo. Solo una volta arrivato a Genova si sarebbe procurato razzi e fumogeni, organizzando forse di proposito l’assalto al pullman della nazionale e i disordini nel centro della città.

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