Belgrado, duri scontri durante il Gay Pride

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Estremisti di destra hanno assaltato la polizia nel corso del primo corteo dell'orgoglio omosessuale della capitale serba. Il bilancio è di almeno 90 feriti

E' di 90 feriti - 80 poliziotti e dieci civili - l'ultimo bilancio dei violenti scontri registratisi domenica 10 ottobre a Belgrado a margine del Gay Pride contestato da gruppi di estremisti di destra e ultranazionalisti omofobi.
Come ha riferito la Tanjug, due agenti sono in gravi condizioni, con ferite uno alla testa e uno a una gamba. Gli arresti si contano a decine ma non è stato ancora fornito un numero preciso.

Sono state incendiate auto e dati alle fiamme cassonetti della spazzatura, infrante decine di vetrine del centro e saccheggiato negozi. Alcune fermate di autobus sono state distrutte dalla violenza dei teppisti che hanno cercato a più riprese di impedire il corteo degli omosesuali. I violenti hanno attaccato le sedi del Partito democratico (del Presidente Boris Tadic) e del Partito socialista (del ministro dell'interno Ivica Dacic). La polizia, appoggiata da reparti a cavallo, ha caricato i gruppi di hooligan, facendo uso di gas lacrimogeni e manganelli.

Il presidente serbo, Boris Tadic, ha duramente condannato le violenze e i saccheggi compiuti, annunciando che i responsabili saranno arrestati e processati sulla base delle leggi della Serbia. "Gli attacchi ai poliziotti sono attacchi allo Stato", ha detto Tadic in un comunicato diffuso dalla presidenza. "Tutti quelli che hanno messo in pericolo la sicurezza dei cittadini saranno puniti in base alla legge", ha aggiunto.

Il viceministro della giustizia, Slobodan Homen, ha detto da parte sua che l'intera città era munita di videocamere per riprendere gli autori delle violenze. La risposta dello stato sarà "durissima" e ha ricordato che le pene per le violenze gratuite e i saccheggi vanno fino a otto anni di carcere.

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