Il “settimo” continente sbarca su Street View

L'Antartide vista da Google Street View
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Da oggi anche l’Antartide può essere esplorata senza temere il congelamento. Bastano un computer e il servizio di Google che permette di vedere il mondo dal livello della strada

di Raffaele Mastrolonardo

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L’Antartide come non l’avete mai vista. Ovvero, dalla strada. Esattamente come le nostre città, anche il continente di ghiaccio, o quantomeno una sua porzione, è da oggi esplorabile a livello marciapiede e a 360 gradi.
Grazie a Google, ovviamente, e a Street View, la funzionalità delle mappe del motore di ricerca che offre visuali del mondo ad altezza uomo, più o meno come se uno fosse lì.
Dalla fine di settembre l’azienda di Mountain View ha inserito infatti alcune nuove località tra quelle che beneficiano del servizio: Irlanda, Brasile e, appunto, Antartide.
Proprio grazie all’inclusione di queste ultime due aree geografiche Google può ora vantarsi di avere esportato Street View in tutti e sette i continenti, anche se – va detto – la copertura di questi è assai disomogenea: solo piccole porzioni di Africa, America del Sud e Asia sono effettivamente interessate.

In virtù dell’ultima aggiunta si può così passeggiare lungo la Avenida Atlantica, la strada che costeggia la spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro in Brasile (e magari cercare di avvistare qualche bellezza in costume), oppure percorrere il Ring of Kerry in Irlanda godendo dei verdeggianti paesaggi che lo caratterizzano. Ma il piatto visivamente più succoso di questa ultima infornata di luoghi resta senza dubbio la terra dei ghiacci.
Incuranti del freddo, ci si può aggirare virtualmente tra i pinguini sparsi sulle rocce di un’isoletta antartica chiamata Half Moon Island o ammirare colline di ghiaccio e candide scogliere.
La macchina fotografica di Google è scesa dunque nel sud estremo, dove può ritrarre panorami mozzafiato senza incorrere in polemiche e indagini legate alla violazione della privacy, come quelle che hanno caratterizzato il servizio in vari Paesi del mondo.
A finire sotto accusa sono state sia le foto scattate, a volte considerate troppo intime, sia la raccolta di dati sulle reti Wi-Fi incontrare dalle vetture incaricate di girare il mondo per realizzare le immagini. Nel caso dell’Antartide, vista la desolazione del luogo, non dovrebbero esserci rischi di questo tipo. Sempre che a lamentarsi dell’invadenza dell’azienda americana e dei possibili attentati alla riservatezza questa volta non siano i pinguini.

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