Backdraft, i reduci dimenticati dall'America

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E' online Backdraft nuovo reportage di Shoot4change, associazione no profit di fotografi impegnati nel sociale. Una serie di scatti firmati dal francese Mathieu Grandjean affronta il tema dei veterani di guerra negli Stati Uniti

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di Floriana Ferrando

C'è il profilo di Camilo Mejia che dopo il suo ritorno a casa non è voluto tornare a combattere in Iraq: considerato un disertore, è stato condannato a un anno di carcere. E ci sono i volontari di Veteran for peace, organizzazione fondata nel 1985 attiva contro la guerra e in cerca di giustizia per le vittime degli scontri. O ancora gli ex soldati presi in cura dall’organizzazione no profit New Directions il cui scopo è aiutare quei militari che, attivati in patria, non sono riusciti a ricostruirsi una vita e sono finiti a dormire per strada.

Sono questi alcuni dei protagonisti di Backdraft. What it means to support the troops?, l'ultimo reportage promosso da Shoot4change, associazione italiana senza scopo di lucro che raggruppa fotografi, professionisti e non, da tutto il mondo per “dare voce a chi non ce l’ha e dare occhi a chi non se li può permettere”. Realizzato dal fotografo francese Mathieu Grandjean e ambientato in California, lo stato americano con il maggior numero di veterani di guerra, Backdraft costituisce un’analisi disincantata della società statunitense, dove, nonostante il patriottismo diffuso, senza l’aiuto delle associazioni di volontari gli ex militari non riuscirebbero a tornare a una vita normale.

Gli scatti di Grandjean illuminano quella faccia della guerra che gli americani, troppo spesso, dimenticano portandoci sulle orme di Claude Anshin Thomas, monaco buddista e veterano del Vietnam, che ha fondato Zaltho, organizzazione no profit per aiutare gli ex militari, o di Jeremy, che ha combattuto in Iraq e che si occupa del reinserimento dei militari nella società civile.

“Change the world with a click” è il motto di Shoot4Change, associazione nata a Roma ma in espansione in tutto il mondo, una sorta di social-network della fotografia guidato dal senso civico e dal dovere di cronaca, dove tutti sono chiamati a dare un contributo per raccontare attraverso le immagini storie difficili di cui altrimenti non si verrebbe facilmente a conoscenza. Tra le iniziative promosse, Be good. Be shot legato al tema dell’acqua, un reportage sulla vita dei senzatetto, un flashmob organizzato a Roma inerente all’iniziativa Internet 4 Peace, e un reportage sul calcio solidale in Sudafrica.

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