Afghanistan, feriti due militari. "Non sono gravi"

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Sono un alpino paracadutista del 4/o reggimento, i cosiddetti ranger, e un incursore della Marina militare (Comsubin), entrambi della task force 45, la stessa unità composta dalle forze speciali cui apparteneva tenente Romani, ucciso il 17 settembre

Afghanistan: L' ALBUM FOTOGRAFICO

Due militari italiani - un alpino paracadutista del 4/o reggimento, i cosiddetti 'ranger', e un incursore della Marina militare ('Comsubin') - sono rimasti feriti nell'ennesima battaglia che si è consumata in Afghanistan tra esercito e forze della coalizione internazionale da una parte e talebani dall'altra.
I due appartengono alla 'Task force 45', l'unità delle forze speciali italiane di cui faceva parte anche il tenente Alessandro Romani, morto durante un'operazione nei pressi di Farah il 17 settembre scorso, e che praticamente ogni giorno sono impegnati in scontri a fuoco con gli insorti. I due, di cui non sono stati resi noti i nomi, hanno riportato ferite d'arma da fuoco ad un braccio: già operati, le loro condizioni, assicurano dal contingente italiano, non destano preoccupazioni.

La battaglia è esplosa poco dopo le 10.30 di sabato 2 ottobre nel distretto di Javand, nella provincia di Badghis, una delle più calde della zona ovest del paese (quella sotto il controllo italiano), quando i militari italiani hanno fatto scattare, assieme all'esercito afghano, un'operazione per arrestare diversi leader talebani. Lo scontro si è protratto per diversi minuti e si è chiuso con l'arresto di cinque insorti e l'uccisione di diversi combattenti talebani. Oltre ai due militari italiani, sono rimasti feriti anche tre afghani, sempre in modo lieve.

Solidarietà e vicinanza ai militari italiani e all'intero contingente impegnato in Afghanistan è stata espressa dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che si è tenuto costantemente informato attraverso il capo di Stato maggiore della Difesa, dal presidente del Senato Renato Schifani e dal Pd. Gratitudine nei confronti dei nostri militari è stata espressa anche dal ministro degli Esteri Franco Frattini, che ha annunciato per novembre un incontro con gli alleati per decidere la strategia di uscita dal paese.
"Il futuro della presenza italiana in Afghanistan - ha detto Frattini - sarà stabilito dalla Nato e dall'Onu: ci troveremo a novembre a Lisbona e lì ci sarà una road map per il graduale passaggio di potere alle autorità civili afghane". "La provincia di Herat, dove ci sono gli italiani - ha poi spiegato Frattini - sarà una delle prime ad essere interessate. Il che ovviamente non vuol dire che i soldati italiani se ne andranno. Il piano è restituire all'Afghanistan il pieno controllo della situazione entro il 2014".

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