Obama all'Onu: "Mano tesa all'Iran"

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Il presidente americano ha parlato dei rapporti con Teheran: “Stiamo cercando di risolvere le nostre differenze ma occorre dimostrare un impegno chiaro e credibile”. "Entro un anno la Palestina nell'Onu"

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"La nostra priorità è sconfiggere al Qaeda e negare ai terroristi rifugi sicuri". Lo ha detto a New York il presidente americano Barack Obama nel suo intervento all'Onu. Gli Stati Uniti e la comunità internazionale "sta cercando di risolvere le nostre differenze con l'Iran e la porta rimane aperta alla diplomazia se Teheran sceglierà di attraversarla" ma "deve dimostrare un impegno chiaro e credibile" sul nucleare.

Il discorso di Obama è stato concentrato per gran parte sul Medio Oriente e si è rivolto, in particolare, a ottenere il consenso dei Paesi Arabi e di Israele alla scommessa americana.
Se arabi e israeliani sosterranno la sfida, afferma Obama, "quando torneremo qui il prossimo anno, potremo arrivare a vedere un nuovo membro delle Nazioni Unite, uno Stato palestinese indipendente, in pace con Israele".
"Nel quadro dei nostri sforzi contro la proliferazione - ha detto il presidente americano - ho teso la mano alla Repubblica islamica dell'Iran lo scorso anno, sottolineando che il paese ha al tempo stesso diritti e responsabilità in quanto membro della comunità internazionale.  Avevo anche detto che l'Iran deve essere chiamato a rispondere nel caso in cui non assolva alle proprie responsabilità. Questo è ciò che abbiamo fatto. L'Iran è l'unica parte nel TNP che non può dimostrare le intenzioni pacifiche del suo programma nucleare e queste azioni comportano conseguenze. Con la risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza abbiamo messo in chiaro che il diritto internazionale non è una promessa vuota".

E' stato risolto, invece, il giallo diplomatico delle sedie israeliane vuote all'Onu durante l'intervento di Obama: secondo un portavoce della rappresentanza Usa all'Onu, Marc Kornblau, l'assenza della delegazione israeliana durante il discorso del presidente Usa all'Assemblea Generale Onu è da collegare alla festa ebraica di Sukkot, che proibisce, per gli ebrei più osservanti, qualsiasi attività ufficiale.

Nel suo intervento, Obama ha annunciato inoltre una nuova strategia di aiuti allo sviluppo basata su una più rigorosa selezione della assistenza e su un maggiore controllo dell'efficacia, dopo che ieri le Nazioni Unite hanno stanziato 40 miliardi di dollari. Obama ha respinto l'osservazione che la crisi economica interna debba indurre gli Stati Uniti ad essere meno generosi verso gli altri paesi. "Gli aiuti allo sviluppo sono non solo un imperativo morale ma un imperativo strategico ed economico" perché aiutano la sicurezza e la economia degli Stati Uniti, ha detto Obama. "Quando milioni di padri non possono fornire aiuto alle loro famiglie viene alimentata una disperazione che può generare instabilità ed estremismo violento - ha affermato Obama - Quando un'epidemia non viene contenuta può mettere a repentaglio la salute di milioni di persone nel mondo".
"Nella nostra economia globale i progressi anche nei paesi più poveri possono incrementare la prosperità e la sicurezza di gente lontana dai loro confini, compreso il popolo americano", ha affermato Obama nel suo intervento all'Onu.

Obama ha parlato di una nuova strategia basata su quattro punti. Il primo è una nuova definizione dello sviluppo. "Per troppo tempo abbiamo misurato i nostri sforzi con i dollari spesi e il cibo ed i medicinali donati - ha detto Obama - Ma l'aiuto da solo non è sviluppo. Lo sviluppo è aiutare altre nazioni a svilupparsi, cioè a passare dalla povertà alla prosperità". Il secondo punto è la meta dello sviluppo. "Lo scopo dello sviluppo deve essere quello di creare le condizioni dove l'assistenza non è più necessaria - ha detto Obama - dobbiamo cercare uno sviluppo che sia sostenibile". Per esempio "invece di limitarsi a donare medicinali a paesi come il Mali o il Nepal - ha detto Obama - stiamo aiutando questi paesi a creare un miglior sistema sanitario".

Il terzo punto è lo stimolo della crescita economica. "Sappiamo che i paesi hanno più probabilità di prosperare quando incoraggiano i loro imprenditori, investono nelle loro infrastrutture, espandono il commercio e si aprono agli investimenti, combattono la corruzione - ha spiegato Obama - Gli Stati Uniti concentreranno i loro sforzi su paesi come la Tanzania che promuovono il buon governo, il rispetto della legge, la trasparenza delle istituzioni, il rispetto dei diritti umani. Perché democrazia e crescita economica vanno sempre di pari passo". Il punto finale è quello della reciproca responsabilità. Gli aiuti devono essere trasparenti come come il modo in cui sono usati. "Nessun paese può fare ogni cosa ovunque e fare bene - ha concluso Obama - Per raggiungere questi traguardi dobbiamo essere più selettivi e concentrare i nostri sforzi dove troviamo i partner migliori e le maggiori possibilità di avere un impatto". Gli aiuti dovranno quindi essere più calibrati.

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