Golfo del Messico, esplode un'altra piattaforma petrolifera

La piattaforma Deepwater Horizon della Bp da cui lo scorso maggio ha avuto inizio la fuoriuscita di greggio
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L'impianto si trova a 90 chilometri dalla costa. Messi in salvo i 13 lavoratori, ma è giallo sulla perdita di petrolio. La Casa Bianca: "Pronti a intervenire in caso di inquinamento"

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La paura della Marea Nera torna ad affacciarsi sul Golfo del Messico. Un'altra piattaforma petrolifera ha preso fuoco ed è esplosa a 90 chilometri circa da Vermillion Bay, in Louisana. L'impianto è di proprietà della Mariner Energy. I tredici operai che vi lavoravano sopra si sono rifugiati in acqua dopo aver indossato i giubbotti di salvataggio e sono successivamente stati presi in salvo da una delle navi in soccorso. Uno di loro sarebbe ferito. In ogni caso sul luogo si sono recati sette elicotteri, due aerei e quattro navi.

Contrariamente a quanto detto in un primo momento la Guardia Costiera Usa nega che dalla piattaforma esplosa si sia registrata una perdita di greggio. Il comandante Cheri Ben-Iesau, scrive la Msnbc, oltre ad annunciare che le fiamme sono state spente, sottolinea che gli equipaggi delle unità in zona non possono confermare la notizia della fuoriuscita di greggio.
Il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs ha detto ai giornalisti che il governo è pronto ad intervenire nel caso di inquinamento delle acque.

Le prime notizie dell'incidente hanno fatto salire di 40 centesimi il costo del greggio alla borsa mercantile di New York, raggiungendo i 74,53 dollari al barile, perché all'esplosione si sono aggiunti i problemi che l'uragano Earl, in avvicinamento alla Carolina del Nord, porterà alle infrastrutture estrattive della costa. Le azioni della Mariner Energy sono invece scese del 2% a 22,93 dollari dopo le prime notizie dell'esplosione. Anche i titoli di Apache, che era in procinto di comprare la Mariner Energy, sono scivolate dell'1,3% a 91,18 dollari.

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