Alluvioni in Pakistan: un altro milione di sfollati

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Intanto le Nazioni Unite hanno confermato l'intenzione di non ridurre le loro operazioni a causa del rischio di attentati da parte dei talebani. Le inondazioni hanno provocato quasi 1600 vittime

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Il Pakistan ha ordinato l'evacuazione di una città del sud dopo che il fiume Indus è straripato, a un mese dall'inizio delle devastanti alluvioni. Le acque portate dalle piogge torrenziali stanno iniziando a ritirarsi in gran parte del Paese, ma a causa delle alte maree nel Mar Arabico rappresentano ancora una minaccia per paesi come Thatta, 70 km a est di Karachi, sul delta del fiume.

Le alluvioni hanno ucciso quasi 1.600 persone
, hanno costretto circa sei milioni di pakistani a lasciare le proprie case e hanno aumentato il rischio di epidemie, data la mancanza di cibo fresco e acqua potabile. Nelle ultime 48 ore, circa un altro milione di persone è stato evacuato nella provincia meridionale del Sindh, mentre nel sud del Paese le alluvioni continuano.

Intanto le Nazioni Unite hanno confermato l'intenzione di non ridurre le loro operazioni a causa del rischio di attentati da parte dei talebani. Lo ha detto venerdì all'Ansa Maurizio Giuliano, portavoce dell'Onu per gli affari umanitari, dopo che il Dipartimento di stato americano aveva confermato l'esistenza di un rischio concreto di attacchi.

"Non abbiamo ridotto le nostre operazioni, né stiamo pensando di farlo, sulla base di preoccupazioni riguardo alla sicurezza" ha detto precisando che "nella maggior parte dei paesi in cui operiamo, vi sono rischi di sicurezza e di conseguenza siamo sottoposti a misure preventive che fanno parte della routine quotidiana".

Un portavoce del Tehrik-i-Taleban Pakistan, principale gruppo talebano attivo del nord ovest, aveva lanciato giovedì un sinistro avvertimento contro gli operatori umanitari stranieri accusandoli di avere altre "intenzioni". "Non possiamo permetterci di essere intimiditi da minacce o voci di minacce. Dobbiamo continuare a lavorare per salvare milioni di vite. Abbiamo una sola agenda, quella di salvare vite umane, e crediamo che questa sia un'agenda globale che dovrebbe essere condivisa da tutta l'umanita"' ha continuato ricordando che tra i donatori non ci sono solo gli Usa, ma anche altri paesi non schierati come Arabia Saudita, Cina e Brasile.

Gli stranieri impegnati nelle operazioni di soccorso, tra agenzie dell'Onu e le organizzazioni non governative,  "sono diverse centinaia e crescono ogni giorno" e la maggior parte si trova nelle aree disastrate. Nelle ultime 48 ore, la piena record dell'Indo ha costretto alla fuga un altro milione di persone, che si va ad aggiungere ai 17 milioni di persone colpite dalle alluvioni causate da un mese di piogge monsoniche. "E' una corsa contro il tempo - ha concluso Giuliano - ma verso un traguardo che ogni volta si allontana". 

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