Somalia, continuano gli scontri tra esercito e ribelli

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Mogadiscio è nel caos. Secondo giorno di guerriglia tra i berretti verdi dell'Unione africana e i fondamentalisti islamici. Entrambe le forze in campo rivendicano la vittoria

Sono ripresi violenti scontri a Mogadiscio all'alba tra le forze del governo sostenute dai "berretti verdi" dell'Unione Africana e gli integralisti islamici. Secondo testimoni, sei civili sono morti. E la capitale somala sembra sempre più ingovernabile. Gli scontri sono scoppiati su diversi fronti a nord e sud della capitale dopo che c'erano stati colpi d'artiglieria pesante durante la notte. Il nuovo scontro segue la carneficina all'hotel Huna, dove martedì due ribelli islamici-kamikaze delle milizia Shebab, vestiti da soldati governativi, hanno falcidiato una trentina di persone, tra cui 6 deputati, prima di farsi saltare in aria. Entrambe le parti sostengono di aver preso il sopravvento negli scontri odierni.

"I combattimenti sono ripresi stamane intensamente e le forze del governo stanno avanzando verso le linee nemiche: hanno perso molti miliziani", ha detto il colonnello Mohamed Adan, un agente di sicurezza del governo somalo. Secondo testimoni, i sei civili sono morti perché un colpo di mortaio ha colpito le loro case: "Ho visto i cavadaveri di sei persone stamane, quattro morti in un posto, gli altri due nel quartiere di Yaqshid", ha riferito Muhidin Ali, un testimone locale. I servizi di ambulanza hanno reso noto di aver raccolto 18 civili feriti. Ma anche i ribelli del movimento Shebab, legati ad al-Qaeda, hanno rivendicato la vittoria. "I nostri uomini hanno giocato d'anticipo stamane e ci sono stati scontri attorno alle posizioni difensive del governo apostata e delle truppe cristiane d'invasione che le appoggiano", ha riferito" Sheik Abdiaziz Abu-Muscab, portavoce delle operazioni militari di Shebab. "Grazie ad Allah, abbiamo ucciso molti soldati e i combattenti Mujahideen adesso hanno il pieno controllo delle loro roccaforti".

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