Contraccezione, dagli Usa ok alla pillola del quinto giorno

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La "Food and Drug Administration" ha autorizzato la sua vendita dietro prescrizione medica, ma ha aggiunto che "non deve essere utilizzata come un comune anticoncezionale". In Europa il farmaco non ha ancora ricevuto l'autorizzazione delle autorità

Gli Stati Uniti hanno detto sì alla pillola per la contraccezione d'emergenza che funziona fino a cinque giorni dopo un rapporto sessuale non protetto.
La Food and Drug Administration ha autorizzato la sua vendita, dietro prescrizione medica, nella tarda notte di sabato 14 agosto.
Il via libera alla commercializzazione è arrivato dopo che "due sperimentazioni cliniche hanno dimostrato che era sicura ed efficace", ha precisato l'ente federale Usa, sottolineando però che la pillola, prodotta dalla francese HRA Pharma, "non deve essere utilizzata come un comune contraccettivo".

La pillola dei cinque giorni dopo, a base di ulipristal acetato (Ua), è considerata dagli esperti più efficace nello scongiurare gravidanze rispetto a quella "del giorno dopo", basata su levonorgestrel. A differenza della pillola del giorno dopo, che può essere presa entro 72 ore dal rapporto sessuale a rischio e la cui efficacia decresce ogni 12 ore, la pillola basata sull'ulipristal acetato non ha evidenziato finora perdite di efficacia nell'arco dei cinque giorni in cui può essere somministrata.
Studi condotti in Gran Bretagna, i cui risultati sono stati resi noti dalla rivista Lancet nel gennaio scorso, hanno dimostrato che il rischio di gravidanza con ulipristal si è ridotto fino a due terzi rispetto al levonorgestrel. Gli effetti collaterali, prevalentemente mal di testa, nausea e dolori addominali, sono stati definiti "da leggeri a moderati".
La commercializzazione della pillola dei cinque giorni dopo potrebbe comunque rianimare il dibattito, non solo negli Usa, sulla natura della pillola del giorno dopo, considerata da molti come un farmaco abortivo e non anticoncezionale, fino a spingere parte dei farmacisti a invocare l'obiezione di coscienza per non essere costretti a venderla.

In Europa la pillola dei cinque giorni dopo ha ricevuto l'autorizzazione dell'autorità farmacologica europea (Emea) a marzo dello scorso anno ed è già reperibile in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna.
In Italia HRA Pharma ha presentato all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) la richiesta del via libera per mettere in commercio il farmaco nel gennaio di quest'anno, ma a maggio scorso il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante un question time alla Camera ha annunciato che la decisione dell'Aifa era stata sospesa "in attesa del parere degli esperti circa la sua sicurezza e compatibilità con le leggi sull'aborto e la contraccezione".
Fazio ha fatto inoltre sapere che, una volta acquisita la valutazione della commissione tecnica-scientifica dell'Aifa chiederà un parere del Consiglio superiore di Sanità sulla "compatibilità del farmaco con la normativa vigente e che sia escluso con certezza che agisca dopo il concepimento".
Secondo il farmacologo Silvio Garattini, l'Aifa può "prendere tempo" sulla pillola dei cinque giorni dopo, ma "alla fine dovrà dare l'ok alla commercializzazione". "In quanto membro dell'Ema, anche l'Italia si è espressa a favore della commercializzazione del farmaco - ha spiegato Garattini - e di conseguenza è obbligata a dare il via libera alla commercializzazione". La procedura prevede che, nel caso in cui l'azienda presenti la richiesta di autorizzazione all'Aifa, ha diritto ad avere l'autorizzazione entro 90 giorni. Il via libera, osserva Garattini, "può ritardare, ma alla fine deve arrivare. E' invece un'altra storia se ci sarà o meno rimborsabilità".

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