La Russia respira, ma Medvedev e Putin sono nella bufera

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Gli incendi che stanno devastando il Paese hanno messo in ginocchio il mercato del grano con il conseguente aumento del prezzo del pane. La polizia disperde i manifestanti scesi in piazza a Mosca contro Putin e contro il sindaco della capitale

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Tensione alle stelle in Russia, dove, se da un lato si fanno progressi nella lotta agli incendi che stanno devastando l'area occidentale, dall'altro una bufera si sta abbattendo sui suoi due principali esponenti politici, Dmitrij Medvedev e Vladimir Putin, in calo vertiginoso di consensi. A nulla sembrano servire gli escamotage mediatici di farsi ritrarre alla guida di un aereo nello spegnere i roghi (Putin), o mettere alla porta platealmente in 30 secondi cinque alti ufficiali della Marina (Medvedev), rei di non aver saputo ostacolare le fiamme che divoravano una base militare.
Il ministro delle Emergenze ha riferito che le aree colpite dagli incendi si sono ridotte del 25% e che, nelle ultime 24 ore, la superficie interessata dai roghi si è ristretta di 10mila ettari. Tuttavia, gli incendi attivi in tutto il Paese sono ancora più di 500.
Per il secondo giorno consecutivo, gli abitanti della capitale potranno respirare un'aria libera dal fumo, anche se gli esperti hanno avvertito che la situazione potrebbe peggiorare nel week-end in caso di cambiamenti del vento.

Nessun pericolo per Chernobyl- Intanto, arriva anche la (buona) notizia che gli incendi non hanno causato un aumento delle radiazioni nelle zone contaminate dalla catastrofe di Chernobyl del 1986. "Incrementi dei livelli di radiazioni non sono stati registrati in nessuna parte della Russia", hanno fatto sapere dal servizio metereologico.

Messe di grano distrutte - I danni dei roghi sono enormi: circa il 25% delle messi di grano russe sono state distrutte dagli incendi e dalla siccità, ha dichiarato il presidente russo, Dmitrij Medvedev annunciando che il Cremlino ha messo in campo 35 miliardi di rubli (circa 892 milioni di euro) per soccorrere i contadini che rischiano la bancarotta per la perdita del raccolto. A causa del caldo torrido e degli incendi, sono andati in fumo 10 milioni di ettari di terreni, interi villaggi non esistono più. Oltre 50 persone sono morte.

Fermati gli oppositori - Hanno tentato per l'ennesima volta di protestare contro il governo russo e contro il municipio di Mosca, accampando l'incuria per i drammi degli incendi e dello smog provocati dall'insolita, lunga afa della Russia centrale: ma si sono rivelati ben pochi, e sono stati subito presi in consegna dalla polizia i manifestanti dell'opposizione.
Riunitisi davanti al municipio, nella piazza dedicata al fondatore della capitale Iuri Dolgoruki, i dimostranti si sono ritrovati in una ventina, anche perché una forte presenza di polizia ha scongiurato la possibilità di accedere al luogo della manifestazione.
Tra i fermati anche il leader del Movimento per i diritti umani Lev Ponomariov e il capo del Fronte di sinistra Serghei Udalzov. Gli organizzatori avevano cercato per la terza volta di promuovere un sit-in denominato "Il giorno dell'ira", una rivolta contro il sindaco della capitale Iuri Luzhkov, ma anche contro il premier Vladimir Putin. I primi due tentativi, il 20 marzo e il 28 giugno, erano stati repressi con qualche manganellata.

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