India, centinaia i morti. Decine di italiani ancora dispersi

India: una veduta earea di Leh, sommersa dal fango
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Le condizioni meteorologiche in miglioramento permettono l'arrivo dei soccorsi nella Valle del Ladakh. Ma mancano all'appello molti connazionali. In Pakistan nuova allerta meteo FOTO E VIDEO

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Il bilancio delle vittime delle alluvioni nella regione di Ladakh in India è salito a 185 morti con circa 400 dispersi tra cui 28 soldati indiani. Un dato che viene costantemente  aggiornato dalle autorità locali secondo cui l'80% delle infrastrutture dell'area è stato devastato dalle piogge torrenziali che cadono da giorni.

Gli italiani
Sono alcune decine - circa 40 per le autorità diplomatiche italiane e 53 invece secondo i calcoli della Protezione civile indiana - gli italiani di cui si stanno tenacemente cercando le tracce nella regione del Kashmir indiano. Tra le vittime anche lo studente piemontese Riccardo Pitton di cui ancora non si è trovato il corpo. E oggi la madre ha lanciato "un accorato appello alle autorità e in particolare al ministro Franco Frattini, affinché facciano quanto in loro potere, e anche di più" per far continuare le ricerche dei resti del figlio.
In un elenco diffuso oggi dai soccorritori indiani si svelano i nomi dei due compagni di viaggio di Pitton, che erano con lui in un trekking nelle montagne e che sono stati sorpresi dalle intense piogge a Skiu. Si tratta di Eugenio M., di 23 anni, e di Giovanni C., di 22, che hanno perso di vista il loro amico quando contro di loro si è abbattuto un fiume di fango.

I soccorsi
Le condizioni atmosferiche sono migliorate per cui la macchina dei soccorsi lavora a pieno ritmo, ed è arrivata in moltissimi dei luoghi della vallata dove sono stati segnalati gruppi di escursionisti bloccati dal mare di fango e pietre, fra i 3000 ed i 4000 metri di quota.
Ma, in mancanza di dichiarazioni ufficiali governative, responsabili delle associazioni di volontariato indiane hanno detto oggi ai media che fra dieci e dodici villaggi sono ancora isolati per la rottura di ponti e per strade ostruite da un manto di fango spesso anche quattro metri.
Una volta recuperati dagli elicotteri, i turisti vengono portati a Leh, la storica città capoluogo regionale, o a Manali, città delle montagne dell'Himachal Pradesh, per intraprendere il ritorno a casa, che quasi sempre avviene attraverso l'aeroporto internazionale di New Delhi.
La nota positiva della giornata, ha reso noto la Farnesina, è il ritrovamento di un gruppo di otto turisti italiani per cui si temeva il peggio e che invece è stato riportato a Leh sano e salvo.

I dispersi
Per quanto riguarda invece la quarantina di italiani di cui si cercano ancora le tracce, sia il console italiano a New Delhi, Gabriele Annis, sia il diplomatico dell'ambasciata inviato a Leh, Gianluca Brusco, hanno chiarito che "è un elenco di nomi di cui è stata segnalata la presenza in Ladakh", ma "non significa che si tratti di 40 dispersi".
"Potrebbero esservi - ha osservato Annis - anche turisti che hanno abbandonato la zona senza avvertire nessuno". E comunque, ha aggiunto Brusco riferendosi a chi effettivamente si trova nella regione, "non bisogna drammatizzare" perché "abbiamo l'aspettativa di individuarli tutti" e "riteniamo che comunque siano in buona salute". Annis ha infine rivolto un appello "a quanti, colpiti dalla calamità naturale, avessero abbandonato il Ladakh senza contatti con le autorità italiane, ad avvertire comunque la Farnesina o l'ambasciata in modo che il loro nome possa essere eliminato da eventuali elenchi".

C'è anche gente, è emerso oggi in una riunione a New Delhi di rappresentanti di paesi che hanno connazionali coinvolti nella tragedia, che "non ha interesse ad essere contattata, per le ragioni più diverse", e questo complica il lavoro di quanti debbono svolgere le verifiche statistiche.
I responsabili locali hanno peraltro reso noto che vi sono ancora centinaia di persone considerate disperse, e che le ricerche continuano senza sosta.

Il ministero degli Esteri italiano ha comunque diramato un avvertimento ai turisti italiani a non riprendere il trekking nella zona e a chi è in Italia a non partire per l'India perché, nonostante il miglioramento della situazione meteorologica, le condizioni di sicurezza sono ancora "precarie".

In Pakistan
Nel vicino Pakistan, intanto, nuove inondazioni minacciano la provincia meridionale del Sindh e del Punjab, già colpita dalle alluvioni provocate dalle piogge monsoniche che in due settimane hanno causato 1.400 morti, mentre le Nazioni Unite hanno istituito un fondo d'emergenza chiedendo un contributo di 460 milioni di dollari per quello che è considerato il peggiore disastro umanitario nel Paese. Actionaid Pakistan ha denunciato che sono 44 mila le case totalmente distrutte e 46 mila quelle danneggiate così come buona parte della rete stradale e ferroviaria. Sono 14 milioni le persone colpite direttamente o indirettamente dalle alluvioni. La metà sono bambini. Sei milioni di persone inoltre hanno bisogno di assistenza immediata.

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