Afghanistan, così il maresciallo Gigli raccontava del lavoro

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"Il momento più delicato è l'approccio manuale, un mix di tensione e adrenalina", diceva l'italiano ucciso in una recente intervista

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In fondo all'articolo i video sugli attentati contro i militari in Afghanistan

Tensione e adrenalina. Così il maresciallo Mauro Gigli, artificiere italiano ucciso il 28 luglio da una bomba a Herat, in Afghanistan, parlava del suo lavoro, in una recente intervista televisiva. "Il momento più delicato - raccontava - è quello dell'approccio manuale, quando l'operatore si trova a disinnescare l’ordigno”.

“La minaccia c’è” diceva ancora Gigli appena 20 giorni fa, ricordando i tanti interventi eseguiti da suo team in soli tre mesi. Mercoledì era al lavoro come sempre, quando ha trovato la morte in quella che sembra una trappola dei talebani: un ordigno lasciato in vista, per attirare gli sminatori, e poi una bomba nascosta ai margini della carreggiata, che ha ucciso Gigli e il suo collega Pierdavide De Cillis e ha ferito il capitano Federica Luciani.


I video sugli attentati contro i militari in Afghanistan:



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