Un tweet di troppo e sei fuori

La pagina della giornalista Octavia Nasr su Twitter
1' di lettura

La vicenda della giornalista della CNN licenziata per un'opinione pubblicata su Twitter scatena un putiferio. E la piattaforma di microblogging è sempre più infiammabile

di Carola Frediani

Un giornalista passa anni a costruirsi una carriera scrivendo fiumi di parole. Ma bastano 140 caratteri per ricevere il benservito. Twitter è sempre più un'arma a doppio taglio per reporter e corrispondenti, specie quando questi seguono alla lettera le indicazioni dei guru del web, postando riflessioni personali e dirette. È il caso di Octavia Nasr, giornalista esperta di Medio Oriente della CNN che è stata appena licenziata a causa di un tweet. "Triste sapere della morte di Sayyed Mohammed Hussein Fadlallah. Uno dei giganti di Hezbollah che rispetto molto", aveva scritto la reporter sul suo account cinguettante. Fadlallah era un ayatollah sciita libanese che aveva espresso posizioni anti-americane e anti-israeliane: una figura controversa ma anche sfaccettata (aperto, ad esempio, nei confronti della condizione delle donne) morto il 4 luglio a 75 anni.

Tuttavia il breve messaggio della Nasr ha subito incendiato le polveri della twittosfera. E invano la redattrice è corsa ai ripari, precisando di non approvare necessariamente tutte le opinioni o la vita dell'ayatollah: ma ormai il fuoco era stato appiccato. La CNN, per bocca del vice president Parisa Khosravi, ha dichiarato di ritenere che ormai "la sua credibilità come esperta di Medio Oriente era stata compromessa". E alla reporter è arrivata la lettera di licenziamento.

Le polemiche però non sono finite. Di fronte alla drastica presa di posizione della CNN, blogger, esperti di rete e testate concorrenti sono scesi in campo in difesa della libertà di opinione. Il Guardian, ad esempio, pur riconoscendo che è difficile esprimere giudizi articolati in soli 140 caratteri, e ricostruendo la complessità non facilmente sintetizzabile della figura di Fadlallah, sposta il biasimo sulla CNN: "Come molte organizzazioni giornalistiche (incluso il Guardian) ha incoraggiato i redattori a mescolarsi coi media sociali e a stabilire una relazione più personale e informale con i loro lettori". Salvo poi accusarli di aver passato il segno.

Ancora più esplicito Thomas Friedman sul New York Times: "Un verbo mal posto ed entro poche ore finisci con l'essere inseguito da un linciaggio digitale… Un giornalista dovrebbe perdere il posto perché riferisce o cita in modo inesatto, perché inventa, plagia, per pregiudizi sistematici, non per un messaggio del genere". Ma in prima fila a difendere la libertà dei reporter di esprimere opinioni sui social network è la webzine TechCrunch: "Mi sgomenta vedere che i giornalisti continuano a essere puniti, se non addirittura licenziati, per il fatto di dire la loro sulle questioni di cui si occupano".

Comunque, che i messaggi su Twitter siano fatti di un materiale infiammabile è ormai un dato di fatto e non riguarda solo i media. A fine giugno i cinguettii troppo sbarazzini e amichevoli di due funzionari del Dipartimento di Stato americano in missione in Siria hanno irritato alcuni repubblicani. Mentre qualche giorno fa la giovane attrice americana Emma Roberts ha dovuto chiudere il suo account sul sito da 140 caratteri perché virtualmente aggredita da un'orda di ragazzine. Il suo peccato? Aver detto in televisione (e in qualche modo ribadito scherzosamente sul proprio account online) di preferire il licantropo Jacob al tenebroso vampiro Edward, riferendosi ai due protagonisti maschi della saga Twilight, interpretati rispettivamente da Taylor Lautner e Robert Pattinson.

Quale che sia l'argomento, insomma, appare sempre più rischioso esprimere in modo netto un'opinione su Twitter. Come ha cinguettato tempo fa il giornalista del Washington Post Howard Kurtz, commentando le linee guida restrittive del proprio giornale sull'uso dei social media: "Ora parlerò solo solo di meteo e ricette". Sempre che ciò metta davvero al riparo dall'insostenibile spudoratezza di un commento fuori dal coro.

Leggi tutto
Prossimo articolo