Ecco il Facebook dei fratelli musulmani

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Nasce il social network della Fratellanza musulmana, la popolare organizzazione islamica: uno spazio dedicato ai fedeli del Corano di tutto il mondo. Ultimo prodotto di una “galassia” che comprende anche versioni islamiche di YouTube e Wikipedia

Di Angela Vitaliano

Si chiama IkhwanBook ed è la versione “araba” di Facebook, nata come polo di attrazione di tutti i musulmani nel mondo e come cassa di risonanza della Fratellanza musulmana (Muslim Brotherhood), il potente movimento islamico di opposizione ai governi di molti Paesi arabi. Il social network, che riprende in gran parte le caratteristiche di quello tradizionale, usato da oltre 400 milioni di persone, è solo l’ultimo dei prodotti riconducibili all’organizzazione, che comprendono Ikhwan Wiki (una sorta di Wikipedia), Ikhwan Tube, Ikhwan Web Tube (simili a You Tube) e Ikhwan Google ,specializzato nella ricerca dei siti connessi al mondo islamico.

La nascita del social network era stata in qualche modo preannunciata dallo stesso Facebook dove esiste una pagina “non ufficiale” della Muslim Brotherood e un’altra dedicata, nello specifico, al “libro dei fratelli”. Entrambe, però, non brillano per numero di utenti, fattore abbastanza strano considerata la grande diffusione del movimento nei Paesi arabi. Ma intanto il nuovo social network sta già suscitando molte polemiche.

Va, innanzitutto, ricordato che la Brotherhood è considerata fuori legge in Egitto e anche altri paesi non la vedono di buon occhio. Il movimento, pur dichiarandosi moderato e non violento, appoggia posizioni contraddittorie in diversi paesi; in Kuwait, ad esempio, si oppone al suffragio per le donne e, nonostante la condanna degli attentati dell’11 settembre, la sua dichiarata estraneità al terrorismo ha sempre lasciato qualche dubbio. Le critiche, dunque, nascono soprattutto dalla preoccupazione che il social network possa servire per attirare un numero sempre maggiore di persone con scopi non sempre legittimi. Mosab Ragab , un appartenente alla Brotherhood, spiega che internet è solo un mezzo, il più moderno e veloce, per raggiungere il maggior numero di persone, in qualsiasi angolo del mondo e riavvicinarle all’Islam.

Nonostante la debolezza tecnologica, che non garantirà l’apertura a un numero tanto elevato di membri quanti il Facebook originale, il nuovo social network garantisce ai membri della Brotherhood di mantenere le proprie pagine senza il rischio che queste vengano cancellate dietro pressioni del governo egiziano. “La pagina di Abdel Aziz al-Rantissi, uno dei fondatori dei gruppi palestinesi di Hamas e quella di Khairat al-Shater, membro della Brotherhood egiziana, spiega Ragab, sono state entrambe ‘temporaneamente’ chiuse dagli amministratori di Facebook”.

Dunque la prima esigenza per la creazione di questo cyber spazio “parallelo” sarebbe essenzialmente quella di poter diffondere la propria cultura e le proprie idee in piena libertà. Obiezione plausibile che si scontra, però, con il principio stesso di Facebook (e di altri social network) che punta proprio alla creazione di una rete, senza barriere, in tutto il mondo. Un principio che la nascita di universi separati non può far altro che infrangere mantenendo e proteggendo quelle divisioni culturali che possono diventare, se strumentalizzate, molto pericolose.

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