Libia, liberi i 205 eritrei. Ma l'Odissea è appena iniziata

1' di lettura

Secondo quanto riportato dal “Il Manifesto” sarebbero stati liberati gli immigrati imprigionati nel carcere libico di Braq. Anche se non sarebbero liberi di lasciare il Paese africano. Apprezzamento è stato espresso dalla Farnesina

I 205 eritrei detenuti nel carcere libico di Braq dal 30 giugno scorso sono stati liberati, anche se per  il momento bloccati in un'altra città, Sabha, nel centro del Sahara a 800 chilometri dalla costa libica. Lo riferisce "il Manifesto" con un articolo in prima pagina, mentre il portavoce della Farnesina,  Maurizio Massari, esprime "apprezzamento" per le autorità libiche,  sempre naturalmente con la riserva della conferma definitiva. Secondo  il giornale è però ancora una soluzione temporanea, perché gli eritrei hanno avuto solo un permesso di tre mesi e i loro destini sono incerti. Inoltre, scrive ancora il quotidiano, sono circondati da  soldati che impediscono loro di lasciare il centro della cittadina.

La notizia della liberazione, comunque, ha incontrato una  reazione positiva da parte della Farnesina. "Si tratta di notizie da fonti locali ed eritrea - sottolinea il portavoce Massari - per ora noi non abbiamo ancora conferma definitiva. Tuttavia, se la notizia  sarà confermata, non possiamo che esprimere apprezzamento per questo  gesto di disponibilità da parte delle autorità libiche. Ovviamente  ci auguriamo che gli eritrei possano trovare dignitose condizioni di  lavoro e di vita in Libia".

Alludendo proprio alle difficoltà che permangono ai fini della  loro permanenza nel paese nordafricano, Massari esprime l'auspicio che "l'Ue possa trovare il modo per aiutare la Libia a favorire un'integrazione di queste persone". Quanto, infine, a coloro che dovessero chiedere asilo, il portavoce, ricordando quanto già affermato dal ministro degli Esteri Franco Frattini, spiega che  "l'Italia è pronta a fare la sua parte, ma solo in un quadro Ue di ripartizione degli oneri".


Leggi tutto