Giappone, Pesante sconfitta per i Democratici al Senato

1' di lettura

Il partito di Governo perde la maggioranza al Senato, ma il premier Naoto Kan in tv annuncia: “Non mi dimetto”. L’esecutivo non è comunque minacciato dall'esito del voto, perché conserva la maggioranza nella più potente Camera bassa

Il premier nipponico Naoto Kan ha perso la scommessa e potrebbe, malgrado le abbia subito escluse, essere costretto alle dimissioni, in funzione di un ampliamento della coalizione di governo.
   
Il partito Democratico (Minshuto o DpJ), con il suo piccolo alleato del People's New Party (Pnp), ha fallito la riconquista della maggioranza al Senato e anche il target minimo annunciato di 54 dei 121 seggi in palio - metà dei 242 del ramo più debole del Parlamento - fermandosi forse a quota 45.
   
Il mandato di governo, chiesto con il rinnovo parziale della Camera Alta (o Senato) e con l'assenza di elezioni nazionali nel prossimo triennio, non è arrivato e, al contrario si profila per il DpJ una fase d'instabilità con lotte intestine; l'esatto contrario di quanto atteso dai mercati finanziari.
   
Mentre i rivali Liberaldemocratici (Jiminto), estromessi dal potere 10 mesi fa, hanno preso vigore con i 52 seggi vinti (i dati ufficiali saranno diffusi domani), al punto che il leader Sadakazu Tanigaki ha chiesto "elezioni generali anticipate".
   
Kan ha ammesso la sconfitta, riconosciuto i "troppi equivoci sul proposito di rialzo della tassa sui consumi" ed escluso l'ipotesi di dimissioni o rimpasto. Nella conferenza stampa in piena notte nel quartiere elettorale dei Democratici, all'Hotel New Otani, il premier, visibilmente deluso, ha spiegato di voler continuare il suo lavoro di "riassetto dei conti".
   
L'equivoco sulle tasse, pensando alla crisi della Grecia, "è nato dal fatto che in tutte le riunioni internazionali alle quali ho partecipato, anche come ministro delle Finanze (nel governo di Yukio Hatoyama, ndr), è emersa la necessità di evitare il rischio default. Non credo che il rialzo dell'Iva sia stato del tutto rigettato, anche se penso che sia alla base della sconfitta". A questo punto, ha aggiunto, "voglio parlare con le opposizioni e consultarle sempre sulla questione delle tasse e del risanamento che sono argomenti ineludibili" alla ricerca di convergenze "su specifici provvedimenti", con un occhio - secondo gli analisti - al “Your Party” di Yoshimi Watanabe.
   
Il bicameralismo imperfetto nipponico non impedisce, ma complica l'azione del governo (che nella Camera Bassa ha 312 seggi, meno dei 320 necessari per piegare gli ostacoli della Camera Alta) e nulla toglie che l'ex attivista dei diritti civili possa cedere la mano a un mese dall'investitura ricevuta a seguito del fallimento di Yukio Hatoyama, dopo aver dissipato come il suo predecessore un gradimento popolare record al 70%.
   
"Siamo alla mercé dell'opposizione", si commentava in nottata tra i Democratici. Se non nell'immediato, la resa dei conti potrebbe venire a settembre con le elezioni interne dove la leadership di Kan potrebbe saltare per la proposta "pre-elettorale suicida" di aumentare la tassa sui consumi dal 5 al 10%, come anticipato da Ichiro Ozawa, lo “shogun ombra”, costretto a lasciare la segreteria del DpJ, travolto dal tonfo di Hatoyama.
 
 Ozawa, intanto, ha continuato a piazzare fedelissimi, come la campionessa olimpica di judo, Ryoko Tani, diventata senatrice a 34 anni e che coltiva ancora il sogno di partecipare a Londra 2012. Sconfitta a sorpresa per il ministro Guardasigilli, Keiko Chiba, contraria alla pena di morte su cui aveva da settembre 2009 avviato una moratoria di fatto.

Leggi tutto