Argentina, Videla ammette gli orrori della sua dittatura

A sinistra l'ex dittatore Jorge Rafael Videla. Al suo fianco l'ex generale Luciano Benjamin Menendez
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L’ex dittatore sud americano, sotto processo a Cordoba, si è assunto la “responsabilità militare” per i crimini contro l’umanità commessi dal suo regime: “I miei uomini non hanno fatto altro che eseguire degli ordini”

L'ex dittatore Rafael Videla si è assunto la sua "responsabilità militare" per i crimini contro l'umanità commessi durante il passato regime, a suo dire, avvenuti "nel corso di una guerra contro i sovversivi, in cui i miei subordinati non hanno fatto che compiere ordini". Lo ha sostenuto nell'ambito del processo cominciato venerdì scorso a Cordoba. Nel procedimento, insieme ad altri 30 imputati, per lo più ex militari e poliziotti, Videla che ha assunto il potere de facto con il golpe del 24 marzo del 1976, è accusato, tra l'altro, dell'uccisione di 31 prigionieri politici, rinchiusi in un carcere della città, tra l'aprile ed il marzo di quell'anno.
   
Per tali crimini, come diretto colpevole, viene considerato Luciano Menendez, l'ex capo del terzo corpo dell'esercito allora di stanza a Cordoba che, a sua volta, si è assunto la piena responsabilità degli stessi.
   
In merito, nella sua arringa, il pubblico ministero ha specificato che, prima di essere "fucilati" in carcere, fingendo poi che avessero tentato una fuga, i 31 prigionieri politici "erano mantenuti in condizioni inumane, ammanettati, con gli occhi bendati e senza cure mediche", nonché "fatti oggetto di vessazioni sessuali, torture fisiche e psichiche, come finte fucilazioni".
   
Videla, 84 anni, principale simbolo della passata dittatura (1973-1983), dopo essere stato condannato all'ergastolo nel 1985 come tutti gli altri ex comandanti delle tre giunte militari, ha usufruito dell'indulto nel 1990 ma, otto anni dopo, è stato arrestato con l'accusa di aver ordito un piano sistematico per la sottrazione di bambini, nati nelle carceri clandestine.

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