Pedofilia, Santa Sede sdegnata per perquisizioni belghe

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La Segreteria di Stato ha espresso il proprio rammarico per l'irruzione delle autorità giudiziarie nell'arcivescovado di Malines. Sgomento soprattutto per la violazione delle tombe di due cardinali, ritenute nascondiglio di documenti su minori abusati

Il 24 giugno aveva fatto scalpore la notizia dell'irruzione delle autorità giudiziarie belghe nell'arcivescovado di Bruxelles-Malines. A suscitare sgomento presso le autorità vaticane sono state le modalità delle perquisizioni eseguite alla ricerca di materiale documentale su minori abusati da ecclesiastici. Riuniti in conferenza presso l'arcivescovado, i presuli sono stati costretti a non lasciare lo stabile per ben nove ore, mentre venivano confiscati documenti e telefoni portatili. Sono stati anche praticati dei fori all'interno delle tombe dei cardinali Jozef-Ernest Van Roey e Léon-Joseph Suenens, defunti Arcivescovi di Malines-Bruxelles, alla ricerca di presunte carte celate.

Le dinamiche della perquisizione sono state descritte da Eric de Beukelaer, portavoce della Conferenza Episcopale belga, che ha soprattutto evidenziato la violazione della privacy delle vittime, che s'erano rivolte alla Commissione ecclesiastica "per il trattamento degli abusi sessual": "I vescovi del Belgio erano riuniti presso l’arcivescovado di Malines-Bruxelles verso le 10.30, questa mattina, per la riunione mensile della Conferenza Episcopale. Verso le 10.30 le autorità giudiziarie e le forze di polizia sono entrate ed hanno significato che ci sarebbe stata una perquisizione dell’arcivescovado, in seguito a delle denunce per abuso sessuale nel territorio dell’arcidiocesi. Non è stata data nessun’altra spiegazione, ma tutti i documenti ed i telefoni portatili sono stati confiscati ed è stato significato che nessuno poteva lasciare l’edificio. Questo stato di fatto è durato fino alle 19.30 circa. Tutti sono stati interrogati, sia i membri della Conferenza Episcopale, sia i membri del personale. Non è stata un’esperienza piacevole, ma tutto si è svolto in modo corretto. I Vescovi hanno sempre detto di avere fiducia nella giustizia e nel suo lavoro. La presente perquisizione viene accolta con la stessa fiducia e perciò, per il momento, essi si astengono dal fare ulteriori commenti.Al contrario, essi, assieme al Professor Peter Adriaensses, presidente dellanel quadro di una relazione pastorale, si rammaricano del fatto che, durante un’altra perquisizione, tutti i dossier di questa commissione sono stati sequestrati. Questo va contro il diritto alla riservatezza di cui devono beneficiare le vittime che hanno scelto di indirizzarsi a questa commissione. Tale azione lede dunque gravemente il necessario ed eccellente lavoro di questa commissione".

La nota della Conferenza episcopale belga è stata resa pubblica dalla Segreteria di Stato che, pur ribadendo la propria condanna per gli atti di pedofilia commessi da ecclesiastici e la volontà di collaborare con la giustizia, ha espresso al contempo tutto il suo stupore "per le modalità in cui sono avvenute alcune perquisizioni condotte ieri dalle Autorità giudiziarie belghe". Il primo dicastero vaticano ha soprattutto espresso il massimo sdegno per la violazione delle tombe dei due cardinali primati, nonché rammarico "per alcune infrazioni della confidenzialità, a cui hanno diritto proprio quelle vittime per le quali sono state condotte le perquisizioni". Tali sentimenti sono stati personalmente espressi dall'arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, all'Ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede Charles Ghislain, convocato d'urgenza per gli avvenimenti di Malines.

Una portavoce della procura di Bruxelles ha confermato che nel corso della perquisizione è stata aperta almeno una tomba, ma ha quindi precisato di non avere alcun commento da fare alle affermazioni di sdegno del Vaticano circa la violazione delle tombe.

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