Giocheremo cinese, online

Il sito del gioco online cinese Changyou
1' di lettura

Un mercato che non basta mai: il business dei giochi online in Cina travalica le frontiere ed è ormai un modello di esportazione in Europa e Usa. Intervista con chi traduce e testa giochi su cui si divertirà il pubblico occidentale

di Simone Pieranni

L'online gaming è un business sicuro, in Cina ha numeri straordinari. Un indotto capace di reggere anche meccanismi illegali, come ad esempio le attività dei gold farmers, persone che procacciano soldi virtuali, per rivenderli agli incalliti giocatori, in cambio di soldi veri. Ci si gioca a casa, in ufficio, negli internet cafè, ma è soprattutto un'industria su cui non poche imprese si sono focalizzate da tempo, garantendo numeri da record.

Perfect World, Shanda Games, Changyou, Netease, Giant e Tencent sono solo alcune tra i colossi che si contendono un mercato che entro il 2014 dovrebbe raggiungere quasi 10 miliardi di dollari di entrate.

La novità però non è tanto nei margini di queste aziende, quanto in quella che ormai è una tendenza, ovvero il processo di esportazione dei giochi su web cinesi: sono sempre più gli online games del Celeste Impero ad essere localizzati e venduti sul mercato occidentale. Nuove storie, grafica diversa, creatività, epica e divertimento garantito. E naturalmente tanti soldi.

Come ha dichiarato Cosmas Hanson, partner di Niko, azienda che monitora questo specifico mercato, «in Cina le società che si occupano di questi prodotti, lo fanno da tempo e hanno finito per sviluppare importanti competenze al riguardo». Grazie a C. - una ragazza italiana che lavora come traduttrice in un'azienda che vende in Europa localizzazioni di giochi cinesi – abbiamo la possibilità di sbirciare nel retrobottega di questo fenomeno.

Per contratto non può svelare il proprio nome, così come i segreti dei progetti su cui sta lavorando, ma la sua attività nell'ultimo periodo consiste nella traduzione di un gioco di strategia ispirato a uno dei grandi romanzi classici cinesi: «Si tratta di giochi di strategia con elementi RPG (role play game, ndr). Bisogna costruire una città, arruolare un esercito e pensare a strategie per sconfiggere le città nemiche e arrivare a diventare imperatore». 3 mesi per adattare lingua e testare il gioco. L'ambiente di lavoro è giovane: «Nessuno supera i 40 anni, ci sono tanti giovanissimi completamente assorbiti dai giochi. Ci sono le persone che i giochi li inventano, come un mio collega cinese, che stava creando un gioco di strategia ambientato nell'antica Roma e la sua scrivania era ricolma di libri di storia europea. Poi ci sono quelli che li testano e in quel caso c'è grande dibattito, sui ritmi, i tempi di gioco, le difficoltà o le facilità. E poi ci sono i disegnatori, che sono abilissimi».

Visto da dentro, proviamo a capire la ragione del successo in Occidente dei giochi cinesi: «Considerato quanto si parla di Cina e mitologia orientale non mi stupisco dell'invasione in Europa di giochi ispirati alla cultura cinese e giapponese. C'è poi da considerare che nel 2009 è uscito il film epico La Battaglia dei Tre Regni, che pare abbia avuto anche discreto successo in Europa. Gli appassionati di giochi di ruolo e strategia in genere sono attirati dall'oriente mitico di samurai, pagode e lotte per il trono».

Infine, un aneddoto: «A volte abbiamo bisogno di confrontarci con i cinesi sull'esattezza di alcuni termini. Quello che noi traduciamo come "ti sfido a duello", per i cinesi è impensabile. Per loro sarebbe molto più ovvio dire qualcosa come, "ti chiedo umilmente di insegnarmi le tue capacità nelle arte marziali"».

Leggi tutto
Prossimo articolo